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USA - Atlantic City

di appuntidiviaggio (01/02/2005 - 18:20)

Atlantic City, La città del gioco dei Newyorchesi.

Una città vicina al mare, con un suo particolare e gradevole lungomare, per lunghi tratti ricoperto da una pavimentazione per esterni in legno. Da quel lungomare si può accedere direttamente ad alcuni edifici, prevalentemente pubblici, bar, ristoranti, casinò. Il gioco ed i Casinò, sono la principale attrattiva e fonte di ricchezza di questa città. Intorno al gioco si sviluppano anche altre attività complementari e collaterali: alberghi, ristoranti, locali notturni, bar etc. La città non è un gran ché, il suo mare altrettanto. La vita, principalmente notturna, è abbastanza movimentata. Una città del gioco ben diversa dalla più blasonata Las Vegas, sia per la grandezza che per la vita che per sfarzo e la qualità della città. Infatti qui ancora convivono elementi di una vecchia città senza storia con le novità e la ricchezza portate dal gioco. Grandi alberghi, di grande impatto ma di poco charme, tipicamente americani, dove si fa sfoggio di elementi marmorei in ogni dove per poi scoprire che marmo non è ma plastica! Mille luci accompagnano l’ingresso in ogni locale; grandi limousine e valletti in divisa; enormi hall “impreziosite” da lussuose moquettes alte due dita, sono il centro di una piccola città albergo, da cui ci si avvia verso le stanze o verso le enormi sale da gioco. Dico proprio un albergo come una piccola città del gioco, completamente autonoma, dove puoi trovare ogni cosa, ma principalmente dove puoi stare a giocare continuamente, night & day, 24/24; dove puoi avere i tuoi orari personali sia per mangiare che per giocare che per qualsiasi altra attività; una vita senza sosta. Quando andai alla scoperta di questa città, il primo impatto fu quello di una città senza una sua identità ben definita, la cui forza era legata principalmente a quelle grandi strutture recettive votate alla soddisfazione del vizio del gioco, in modo tutto americano. Vivere quella città, anche se per pochi giorni, è stato, da una parte, divertente e piacevole; dall’altra, istruttivo. Il divertimento non manca: locali di ogni genere dovunque e sempre aperti ti fanno solo imbarazzare nella scelta finale. Quanto al lato istruttivo, si tratta più di una vera scoperta di un modo di vivere che altro. Vedere gente di ogni tipo perdersi completamente al gioco; votati alle macchinette – le slot machine – per ore e ore, quasi in balia di una specie di ipnosi. Vedere gente, principalmente di una certa età, nei loro grassi corpi, con i pantaloncini corti, le calze alla caviglia, la t-shirt e il cappellino, spesso in coppia – che sembravano confondersi tra maschio e femmina, avendo assunto una similitudine anche fisica – o in gruppi, finchè erano in giro, per poi perdersi nella solitudine di un gioco con una macchinetta e ritrovarsi dopo chissà quanto tempo, mi ha messo una certa tristezza. La casa da gioco non è il mio ideale di divertimento, anche se mi è capitato di andarci in moltissimi Paesi che ho visitato, sia in Europa che altrove nel mondo (ne riparlerò in un altro post). Però vedere la gente perdersi nel gioco come ho visto fare lì, non mi era mai capitato. Non nego che la cosa mi ha trasmesso tristezza e malinconia. In quelle sale enormi, ma dico veramente enormi, migliaia di metri quadrati, dove i corridoi d’accesso sono più larghi della Sa-Rc (non scherzo! Ci entrano benissimo due macchine); dove il personale è cortese ma molto formale; dove girano tanti tipi con l’uricolare, quelli della security per intenderci; dove ti servono qualsiasi cosa da bere senza pagare, solo se sei ad un tavolo da gioco; dove si respira l’aria del vizio, di qualsiasi vizio e di molti espedienti. In quei luoghi dove tanta gente sogna la fortuna, ho visto come la fortuna si materializza… per i gestori dei Casinò. Era un’ora indefinita della notte, poco prima dell’alba immagino, dopo aver passato una nottata in giro con amici, al rientro in hotel, una capatina al Casinò era d’obbligo, visto che di voglia di dormire non ne avevamo proprio. Una puntatina qua e là, niente di importante, un drink fra uno scherzo e l’altro, poco graditi dai frequentatori della sala, corrucciati per qualche perdita in più. A quell’ora, tra la sistemazione dei tavoli, dei locali, l’attività continuava, anche se a ritmo ridotto. Proprio a quell’ora c’era il cambio dei turni e la raccolta dei soldi. E’ stato così che abbiamo visto il raccolto di una giornata di lavoro. Come nei campi si raccolgono i frutti lì si raccolgono i soldi. E come nei campi si usano le macchine per i raccolti, anche lì si usano le macchine: con un trenino elettrico (tipo quei trenini turistici che portano a spasso per le città), composto da una motrice e da svariati vagoni, il guidatore si aggirava tra i larghi corridoi, mentre molti addetti provvedevano a caricare il raccolto, guardati a vista dagli uomini della sicurezza. I vagoni erano colmi di monete, tanto da non credere a quel che vedevo. Una scena degna delle migliori storie di Paperon dè Paperoni, soddisfatto dei lauti guadagni e pronto a farsi un nuovo tuffo tra le sue montagne di soldi. Non andammo a dormire, ci mangiammo sù un piatto di uova,  salsiccia e becon in un letto di ketchup. Ammmerica!

 

Un link della città QUI 

 

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La spiaggia di Malibu

di appuntidiviaggio (23/04/2004 - 18:53)

Los Angeles - La spiaggia di Malibu

 

L’immaginazione che si ha delle lunghe spiagge californiane di Malibu, secondo me è abbastanza falsata dalle pubblicità, dai telefilm, dal gossip, che ci fanno credere che sia un luogo bellissimo, con spiagge da sogno, con locali strepitosi, ville bellissime e tanto altro ancora.

In parte questo è anche vero, nel senso che ci sono località con belle spiagge; ci sono delle belle ville, in particolare sulle colline prospicienti; ci sono dei bei posti dove poter trascorrere delle piacevoli ore. Ma non è tutto così, non perché  ci sono i nomi noti che hanno una bella villa in un determinato posto, significa che è tutto bello. Chi c’è stato lo sa, non tutto è come viene descritto. Anzi, nel mio caso ne sono rimasto abbastanza deluso. Ricordo che la zona è molto vasta, con una lunga via che porta da Los Angeles a Malibu e ne costeggia le spiagge.

La delusione è maturata a partire da lì, dalla strada ed è proseguita anche alle spiagge e al mare. Pensavo alle strade e al mare di Baywatch, ma non erano esattamente come si vedono nel telefilm, in verità mi sembrava di essere più in qualche località italiana meno conosciuta e importante di Malibu, magari da noi poco considerata turisticamente.

Certamente non è proprio una brutta località, la delusione è solo mia che avevo un’aspettativa su Malibu molto diversa da ciò che ho realmente trovato.

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Hawaii - Solo immagini

di appuntidiviaggio (30/12/2003 - 00:41)

hawaii-ohau-alba.jpg sunset-ohau.jpg oahu-ala moana di notte.jpg Tre suggestive e contrastanti visioni di queste splendide isole.

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Le isole Hawaii - 1

di appuntidiviaggio (13/12/2003 - 22:53)

oahu-khailua beach.jpg Le Hawaii, dove le tradizioni sposano la modernità. Da sempre considerate icona del bel viaggio, le Hawaii mantengono ancor oggi il fascino della meta esclusiva. Vuoi perché il viaggio è molto lungo (e costoso). Vuoi perché è un luogo ricco di bellezze naturali e di tradizioni, che gode di un clima invidiabile e dove si riesce a coniugare perfettamente lo stile di vita di chi vuole tutto ciò che la modernità, la grande città, i benefici della ricchezza di un Paese evoluto può offrire, con la serenità e la qualità della vita di un luogo da sogno, ameno, immerso nella natura. Qui tutto questo è possibile. La città di Honolulu, grande e moderna, offre tutto ciò che può dare qualsiasi città americana (o meglio, qualsiasi grande città occidentale). I suoi grandi palazzi a ridosso delle spiagge, i grandi alberghi, i centri commerciali, e quant’altro costituisce elemento comune alle grandi città, si sposa bene con la tutela della natura circostante sì da riuscire a creare un “unicum” nel suo genere. Dove, a pochi passi dal caos cittadino, si trovano spiagge e natura pressocchè incontaminate. Ci sono luoghi, che da soli, meritano un viaggio. Qui il rispetto dell’ambiente è un elemento caratterizzante del modo di vivere. Non immaginate questi luoghi solo come una grande città a ridosso di belle spiagge, che non lasci ricordi al posto che fu. Certo c’è pur sempre una grande città, ma permangono prepotentemente luoghi incontaminati, i suoi vulcani, il mare, le spiagge, la flora rigogliosa. Anche la gente è molto diversa dall’americano medio, che per tradizioni e cultura è molto lontano da loro. Si, non ha il calore dei popoli latini, ma ha l’apertura degli americani, mista a quel non so chè, forse rispetto (disponibilità?), o modo di fare, dei popoli orientali, una connotazione che li rende unici e veri. Qui le tradizioni si ripropongono nel loro quotidiano, nel loro modo di vivere, al punto da poter parlare di uno stile Hawaiano. Anche il loro modo di vestire, con le ampie camicie a fiori e palme, fa parte di questa tradizione; i loro suoni e la loro danza, insegnata sin da tenera età, unita ad antichi rituali, sono tutti elementi di un forte carattere di popolo. Non ha niente a che vedere con il tipico mondo americano. Questo luogo è un’altra faccia dell’America, per carattere, modo di vivere e tradizioni, diversa da ogni altra, forse la meno americana (nel senso tradizionale del termine); anche per i caratteri fisici della popolazione. E’ un posto dolce. (Continua…) Foto tratte da www.hawaii.com ohau-panorama.jpg

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USA - New York (Foto 1)

di appuntidiviaggio (25/10/2003 - 00:53)

New York panoramica tramonto copia 4.jpg Foto panoramiche dall’elicottero. Ho trovato qualche foto di New York, che ho in precedenza trattato in un altro appunto di viaggio, che riesce a dar meglio l’idea del racconto.

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USA - Washington DC

di appuntidiviaggio (25/10/2003 - 00:39)

View image Monumento ai caduti “In onore e memoria degli uomini del corpo dei marines degli Stati Uniti che hanno dato la loro vita per la loro nazione sin dal 10 novembre 1775” recita il testo del monumento della foto. La speranza è che non si debbano più costruire simili opere in nessun Paese del mondo.

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USA - New York - 2

di appuntidiviaggio (16/10/2003 - 17:49)

... Quella notte a New York non dormiva nessuno, le strade erano popolate di gente. Andammo in un disco bar a bere qualcosa; era un bel posto, frequentato anche bene. Conoscemmo dei ragazzi con cui ci intrattenemmo a scherzare. Tra questi c’era una ragazza, alta, bella, mora e scatenata. Aveva una minigonna mozzafiato, degli stivali a mezza coscia di cavallina con tacchi a spillo e una camicia che era stata cucita abilmente per sembrare stracciata e che lasciava ben poco all’immaginazione. Tra un ballo, un bicchiere e quattro scherzi, decidemmo di cambiare locale. Era l’ora giusta!. Tutti insieme ci avviammo all’uscita: la “scatenata” uscì per prima per chiamare la macchina. Restammo qualche istante in attesa e, guarda guarda, ecco che arriva una limousine bianca lunga come un tir, con i vetri neri e al lato degli sportelli una serie di lampadine luccicanti. Scende l’autista e ci fa salire a bordo (è proprio il caso di dirlo!). L’interno era come un salotto, con i divani posizionati l’uno di fronte all’altro e raccordati anche ad un lato; il divisorio in vetro ci separava dall’autista, al lato la tv, un mega impianto stereo, il frigo-bar e la classica bottiglia. Partimmo. La musica faceva tremare ogni cosa, aprimmo il tettuccio e con esso la bottiglia. La scatenata era sempre più scatenata. Tra una cosa e l’altra venimmo a sapere che lei era un’affermata organizzatrice di eventi e titolare di un’agenzia al centro di Manhattan. Ballava nella macchina, mezzo busto fuori dal tettuccio; intanto la bottiglia era finita. Fu in quel frangente che scoprimmo che lei, bella, simpatica e scatenata, in realtà era lui. Non ci interessò più di tanto (restava la delusione!), la nostra intenzione era solo quella di passare una bella nottata: eravamo a New York! Ci fermammo in una zona che non saprei mai riconoscere. Furono pochi minuti: mi ricordo i murales, tante moto parcheggiate, gente dinanzi ad un ingresso che conduceva ad un corridoio ricoperto da una tenda. Dinanzi due body guards, alti e massicci, che controllavano l’ingresso. Ci guardammo intorno: c’era qualcosa che non andava. Il metal detector da superare all’entrata; tipi alti, muscolosi, la barba, i capelli lunghi, i corpi tatuati sotto i giubbini di pelle borchiata, che si slinguavano abbracciati liberamente, lì davanti a noi. Per carità, niente di male! Ma erano tutti così! sembravano fatti con lo stampino. Non era quello il nostro genere, eravamo proprio fuori luogo. Al chè si avvicinò uno dei body guard dell’ingresso e, con fare spiccio, ci disse: ma voi siete proprio sicuri di voler entrare qui dentro? Andatevene che è meglio! Non ce lo facemmo ripetere due volte e con fare deciso bloccammo un taxi che sopraggiungeva. Era l’ora di tornare in albergo, per quel giorno ne avevamo vissute abbastanza.

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USA - New York - 1

di appuntidiviaggio (13/10/2003 - 02:03)

Arrivare per la prima volta negli States, è un’esperienza decisamente emozionante. Ormai è passato un po’ di tempo da quella volta , negli USA ci sono tornato varie altre volte ed ogni volta è un’emozione nuova. Sin da quando ti trovi in aeroporto cominci a renderti conto di vivere un’altra dimensione, vedi tutto più grande, un gran movimento, ma non ti senti spaesato, la Grande Mela ti accoglie e ti fa sentire perfettamente a tuo agio. La prima impressione è quella di “vivere in un film”, di vivere qualcosa di già vissuto. Si, in effetti questa sensazione la spieghi perché noi l’America la conosciamo, la vediamo quotidianamente nei vari serial tv, film, telefilm etc, sin da quando siamo piccoli, dai lontani telefilm polizieschi anni ’70: ed è così – veramente – non c’è finzione! Con le migliaia di Taxi che riempiono le strade, che li chiami facendo un fischio o alzando semplicemente la mano. Quando però cominci a muoverti, a vivere, le sensazioni che ti trasmette sono decisamente forti. Ti rendi conto che non è un set cinematografico lo skyline di Manhattan , i suoi grattacieli, le grandi strade e le svariate migliaia di persone che quotidianamente le affollano. Ci lasciammo coinvolgere dalla città, decidemmo così di trascorrere dei giorni “alla grande”, come si confaceva del resto al luogo. Era il 4 luglio - Independence Day – e l’America era in festa. New York quella mattina ci travolse con mille suoni, canzoni, bandiere, sfilate di ogni tipo; persone di ogni colore, razza, religione, che lì vivono e lavorano; turisti, come noi, di ogni dove : ti rendi conto di essere al centro del mondo. Così, io ed il mio amico e compagno di tanti viaggi, dopo aver girovagato per le strade principali (V strada, Madison etc.), e assaporato un americanissimo brunch al Rockfeller center, in quella splendida atmosfera, decidemmo di vedere la città da più angoli visuali. Andammo al più vicino eliporto e, in men che non si dica, ci trovammo a sorvolare Manhattan su un elicottero da turismo a nove posti. L’impressione è di quelle travolgenti, tu sei in volo e i grattacieli sono lì di fronte a te, sembrano interminabili; la statua della libertà, la baia di Hudson, Ellis Island, lo skyline e ritorno. Il giro dura circa venti minuti, ma è una di quelle esperienze che ti restano per sempre. Tornati con i piedi per terra, trascorremmo un bel pomeriggio - on the road - tra le tante manifestazioni organizzate per l’occasione, tra musica, spettacoli, sfilate coloratissime. Fatta l’ora di cena, ci avviammo verso la baia dove, in precedenza, avevamo prenotato il tavolo su una motonave ristorante. Bell’ambiente e ottima cena, ma semplicemente strepitoso fu vedere, dal largo dell’Hudson, lo sky e le sue migliaia di luci, l’Empire illuminato dei colori della bandiera americana, la statua simbolo degli americani che sembrava un’apparizione gigantesca; tutto mentre sei in navigazione e – per l’occasione – accompagnato da uno spettacolo unico di fuochi pirotecnici, grandioso come può esserlo uno spettacolo americano. In quella giornata la Grande Mela l’avevamo “assaporata” dalla terra, dal cielo e dal mare. Era l’ora di viverla di notte … to be continued (ad un altro appunto di viaggio).

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