Il deserto
Riprendo a trattare Dubai, iniziando a postare qualche foto diversa dalle precedenti. Con uno sguardo rivolto alla natura e ad alcune caratteristiche della vita in quel luogo lontano e così vicino. Riprendo dal deserto, un posto dove, chi si reca a Dubai, non può mancare di andare. Ci sono svariate opportunità per poterlo visitare, organizzandosi in loco con le numerose agenzie specializzate nel genere. Un percorso emozionale, fatto di silenzio, di natura e di tante sensazioni. Proverò a raccontarne nei prossimi post, riordinando un po' di appunti di viaggio.
Considerazioni generali su una vacanza a Dubai
Pubblico alcune mie considerazioni in generale su una vacanza a Dubai, con alcune digressioni personali e informazioni di interesse comune. Chiudo così con questa specie di report di un viaggio, per proseguire con quegli appunti che sento pù vicini al mio modo di intendere un viaggio, così come dico nel titolo del blog: raccontare memorie sensazioni, emozioni e riflessioni sui viaggi intorno al mondo. Per ricordare ma, soprattutto, per contnuare a viaggiare. Esco quindi da quella specie di gabbia che, secondo me, è un report e mi ributto nei ricordi di momenti di vita vissuta.
Le mie considerazioni sul viaggio a Dubai, CLick per scaricare il file in formato .pdf
Photoalbum di Dubai

Un altro passo è fatto: sono on line le foto del recente viaggio negli Emirati Arabi Uniti.
Adesso posso riprendere a scrivere altri appunti di viaggio.
(poi scegliere Emirati Arabi Uniti e selezionare le singole sezioni)
Primi contatti

Il primo contatto con la città, dopo l’aeroporto, avviene, come è abbastanza usuale, dallo spostamento in taxi verso l’albergo.
E’ prima mattina, il sole si è levato da poco, la città ancora sonnecchia. Ci troviamo immersi in grandi strade a bordo di una monovolume americana guidata da un tassista indiano. Scopriremo dopo che è una cosa molto comune. Percorriamo agevolmente il tragitto fino alla città, passando per scenari inconsueti e poco immaginabili, da chi non ne ha l’idea, per un posto arabo. Ci troviamo subito immersi in un crogiolo di modernità, fatto di grandi strade a cinque corsie che attraversano zone in pieno sviluppo, con grandi palazzi, centri commerciali, sedi estere di multinazionali che espongono in bella mostra i loro loghi internazionali, attività commerciali, grattacieli di oltre cinquanta piani in media. Tutto caratterizzato da una sola particolarità: è tutto nuovo, recente, moderno, curato nei dettagli, sin dalle strade, alle aiuole, per non parlare dei palazzi. E’ una sensazione che non ci abbandonerà più.
Siamo ancora piuttosto sballottati e speriamo che in albergo non ci facciano storie per l’arrivo all’alba, visto che solitamente le stanze sono disponibili solo da fine mattina in poi.
Dall’aeroporto in una mezz’ora siamo in albergo, nella località di Jumeira, la zona marina di Dubai, Dubai Beach. Ci accoglie un bell’albergo, Hotel Hilton Dubai Jumeira, praticamente sulla spiaggia, dalla posizione invidiabile, probabilmente una delle migliori posizioni fra i tanti alberghi che popolano la zona. Per il resto direi il solito Hilton, il tipico albergo american style, dove tutto tende ad anonimizzarsi e a rendere altrettanto anonime le località che li accoglie. Nulla da dire, per carità, ottima accoglienza, personale gentile e garbato, finanche simpatiche, stanze gradevoli, zona relax e accoglienza interessanti, servizi adeguati. Però manca di charme, manca di quelle particolarità che rendono un bell’albergo in un qualcosa che va oltre. Non mi dilungo sull’argomento, inserisco il link dell’albergo per avere un’idea più precisa della posizione e della struttura. Mi permetto una digressione: dal link dell’hotel, si possono vedere una serie di fotografie della posizione, della zona, dell’albergo, oltre alla descrizione della struttura Link . Direi di dare un’occhiata, non solo per vederlo, ma anche perché guardando quelle foto, confrontandole con quelle mie, si può avere un’idea interessante sui cambiamenti della zona e, principalmente, sulla velocità dei cambiamenti. Considerando che questo hotel è stato inaugurato nel 2000!
E’ proprio questa la vera caratteristica di Dubai: è in continua evoluzione. Di questo ne riparlerò, non potrei fare a meno di trattare l’argomento, altrimenti sarebbe come parlare del nulla.
Nella foto, il tramonto dalla spiaggia dell'Hotel. Come si vede non è poi così male ![]()
Guardando invece le foto dei post precedenti, mi rendo conto, che lo scenario non risulta particolarmente attraente. In effetti non posso dire il contrario, però considerando la zona, la città e la sua evoluzione, condivisibile o meno, è pienamente in linea. Anche se le foto drammatizzano abbastanza la realtà.
Confronti

Questo è l'Hilton Dubai Jumeira Hotel come appare oggi.

Così è come appariva solo pochissimi anni fa. L'Hotel è stato inaugurato nel 2000. Notare come è potuto cambiare lo scenario circostante in così poco tempo. ![]()
Spiaggia

Jumeira, dalla spiaggia, uno scenario in costruzione.

Mi rendo conto che non sono immagini spettacolari, forse hanno qualcosa di inquietante semmai.
Dubai: il viaggio

Ritornato ormai da qualche giorno, provo a scrivere degli appunti sul viaggio negli Emirati Arabi Uniti, iniziando a parlarne, in maniera insolita per me, sin dal momento della partenza, seppur brevemente.
Il Viaggio.
E’ un pomeriggio d’autunno, il freddo e l’umidità iniziano ad accompagnarci nelle uggiose giornate italiane. Ho voglia di rilassarmi e di sentire il calore del sole sulla pelle. Ho finito le mie ultime cose, sono già fuori, il viaggio è iniziato. Sono state giornate convulse, abbiamo dovuto rinviare una volta il giorno della partenza, ma ormai ci siamo.
Io e il mio compagno di viaggio, con cui abbiamo percorso svariati sentieri in giro per il mondo, ci incontreremo direttamente all’aeroporto di Milano Malpensa, da dove, poi, voleremo verso Dubai, stavolta con il nostro vettore nazionale, Alitalia.
Sono in volo per raggiungere Milano. Mi sento d’un tratto molto rilassato, una piacevole sensazione di calma; ho tutto alle spalle ormai, il mio iPod suona la mia attuale musica preferita, perfetta per l’occasione. Mi sento completamente estraniato dal mondo circostante, provo quel sottile gusto di stare solo con me stesso, pensando, quando, intorno a me, il mondo gira ancora frenetico.
In volo mi sento come cullare al ritmo di musica e mi perdo in uno strano imperscrutabile dormiveglia, fatto di pensieri, sound, relax, sonno. Sembra un nulla e siamo a Milano. In aeroporto ho tutto il tempo per fare qualche ultima cosa prima di ripartire: mi dedico a prendere le ultime cose, faccio uno spuntino, giro per l’ aeroporto e scopro che, a causa degli ultimi provvedimenti legislativi, non è momentaneamente possibile accedere ad internet tramite i punti pubblici dedicati, per adeguamenti vari alle nuove normative.
Non mi faccio alcun problema, continuo piacevolmente a stare in compagnia della mia musica. Mi fermo, sono ancor più tranquillo, un bel momento di quiete per me, che accompagno con qualche piacevole telefonata, mentre il tempo scorre.
E’ il momento dell’imbarco, con il mio amico ci siamo ritrovati da poco. L’aereo ha molti posti vuoti, ci sentiamo più liberi. Noto subito i passeggeri che ci accompagnano, sono ben diversi dai soliti personaggi di alcuni viaggi di vacanza.
Molti viaggiano per lavoro, li vedi e li riconosci subito, con il loro armamentario di ufficio, borsetta nera sintetica porta note book, abito che ha un chè di vissuto, portato, in alcuni casi, sformato: si trasforma in un paradosso, un abito che dovrebbe significare un segno di presenza, si trasforma così in un simulacro di se stesso che perde ogni sua identità, decadendo ad un suo antico ricordo, lasciandolo privo di ogni sua iniziale funzione, che non sia il semplice coprirsi. Ma non tutti sono così, quelli sono solo alcuni, riconoscibili, testimoni di una moderna cadenza lavorativa e di vita.
Ci sono famiglie in vacanza, poche per la verità; nuovi russi inviati per lo shopping; indiani; italiani attempati, evoluti, accompagnati da giovani russe piacenti e viziate dallo stile tutto italiano che non perdono nessuna occasione per mostrarsi in tutta la loro immagine … griffata.
Fra tutti ci siamo anche noi: due tipi solitari, agli occhi di chi ci guarda, che si accomodano ognuno per fatti propri verso due diverse file di sedili, visto che i posti liberi lo consentono. Diamo l’idea di due stanchi passeggeri in cerca di riposo. Ed in effetti lo siamo, stavolta abbiamo entrambi voglia di riposare, contrariamente al solito, che ci vede abbandonati in mille conversazioni. Viaggiamo di notte, preferiamo dormire. Mi abbandono nel mio mondo di musica, isolato dal resto, cullato dal volo, perduto nei miei pensieri.
Dormo intensamente. Mi risveglia la voce del comandante che avverte i passeggeri del prossimo atterraggio all’aeroporto di Dubai. Non ho neanche la forza di aprire gli occhi; continuo a sonnecchiare, mentre ancora la mia musica suona. Ma è ora di spegnere tutto e aprire gli occhi: stiamo atterrando.
Sporgo il mio sguardo al di là del finestrino e mi appare nella sua grandezza una città illuminata. La sua prima vista mi fa pensare ad un gioco di ordine, con le luci, viste dall’alto, che danno proprio l’idea di ordine: sembrano disposte da un bambino che ha disegnato la sua città immaginaria.
I capelli arruffati, la bocca impastata, lo sguardo dormiente e ancora quelle piccole caccole negli occhi, accompagnano il mio atterraggio all’aeroporto di Dubai.
Ci accoglie un’immensità di aerostazione, modernissima; a quell’ora, l’alba, agli arrivi, è ancora solitaria. O meglio, data la grandezza sembriamo pochi, ma così non è in realtà. Sbrighiamo velocemente le prime formalità e ci avviamo nei bagni a restituire alle nostre presenze un minimo di compostezza.
Passata la prima zona, se al primo impatto ci era sembrato tutto curato, grande e moderno, la parte successiva che ci dà il benvenuto ci sembra ancor più fastosa. Non stento a riconoscere che quell’aeroporto sia un vero gioiello: un primo piacevole e confortevole luogo che accoglie la nostra vacanza. Dubai, siamo qui.





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