La Sua India : Il racconto
Parto per l’India.
Idea che mi frullava in testa già da tempo, nonostante non sia mai stata particolarmente attratta dell'Oriente.
Opto per un viaggio organizzato perchè parto sola, un tour nel Rajastan che toccherà anche Delhi ed Agra per visitare il mitico Taj Mahal. In realtà alla fine si aggregherà anche una mia amica. Bene, siamo in due.
E’ difficile, per me, organizzare le idee, stendere un report organico, quindi scriverò quello che mi viene in mente, di getto, così… un po’ a caso, senza seguire un filo logico, un po’ come i miei occhi ed il mio cuore hanno visto l’India…
Non racconterò delle bellezze architettoniche, ci sono i palazzi dei maraja (abitati fino agli anni 60!!!) e forti bellissimi , per non parlare dei templi jainisti, fantastici, molto d'atmosfera.
Anyway...la cosa che colpisce di più appena arrivati, soprattutto nelle grandi città, è il traffico... un caos indescrivibile. A parte la guida a destra, che già a noi complica la vita, pare regni una sorta di anarchia. Credo che un palermitano o un napoletano si troverebbero in difficoltà... (non me ne vogliano...).Clacson a tutto spiano, sorpassi allucinanti che per miracolo non si trasformano in frontali.
Ho scoperto però che c'è un "codice" conosciuto solo agli indiani... in pratica, ad esempio, chi guida il mezzo (bici, auto, riksciò, tut tuc, carretto trainato da cammello o mucca, o asino!) che sta davanti, con un gesto della mano indica a chi lo sta per sorpassare se la via è libera o meno! Non ci crederete... ma gli stop sui camion sono disegnati! E' assurdo!
E le frecce, se ci sono, non si usano... si utilizza la mano, come quando si va in bici. Se poi aggiungiamo che per strada ci sono le mucche che passeggiano (o sostano) amabilmente accompagnate anche da qualche maiale (i quali godono dello stesso trattamento delle vacche, essendo animali sacri per i musulmani)... bè... capirete che le strade diventano un luogo molto pittoresco... Ho preso il riksciò, dopo 20 minuti nel traffico ero stravolta, l’inquinamento acustico raggiunge livelli altissimi.
Gli indiani fanno tutto per strada… mangiano, dormono, si lavano, fanno pipì… Una mattina, in un campo, ho visto una decina di persone che tranquillamente facevano i loro bisogni col sedere all’aria!
Ho cercato di capire, di domandare… niente, è così e basta. Da noi sarebbe uno spettacolo inusuale vedere un uomo che si lava i denti per strada, lì è normale! Com’è normale vedere gente che dorme in mezzo ad un trafficatissimo incrocio, o rannicchiata su un risciò. Gente che va in città a lavorare e non possiede che quel mezzo di locomozione che gli permette di campare…
Sono stata in un orfanotrofio delle suore di Madre Teresa… è un pugno allo stomaco, appena entrati, vedere bimbi di due, tre anni, correrti incontro con le braccia alzate per farsi prendere in braccio… è un pugno allo stomaco, vedere che una suorina, da sola, gestisce un luogo in cui ci sono 30 bambini senza genitori che hanno bisogno di tutto, vesti, cibo, medicinali.
E’ un pugno allo stomaco vedere ragazzini menomati vegetare in un lettino troppo corto per loro. E’ un pugno allo stomaco vedere bambini che non hanno neppure i pannolini ma un pezzo di stoffa al loro posto. E’ un pugno allo stomaco prenderli in braccio e sentire che ti stringono forte e non vorrebbero lasciarti…. E’ un pugno allo stomaco pensare ai nostri bambini, che hanno troppo e non sono mai contenti….
I matrimoni, in India, sono combinati dalle famiglie. L’edizione domenicale dei quotidiani costa di più perché ci sono pagine e pagine piene di annunci matrimoniali, raggruppati per casta, per professione, portatori di handicap, sieropositivi ed altro. Ho “conosciuto” (parola grossa…) una ragazza in un villaggio rurale che era stata promessa sposa all’età di 4 anni, ora ne avrà venti, ne dimostra 35 ed ha 3 figli. Si stava costruendo la casa insieme al marito, mattone su mattone.
Già… la casa. In india è sufficiente recintare un pezzo di terreno e costruirci sopra. La casa è tua. Questo almeno nei piccoli centri, nelle grandi città non credo. La donna va a vivere insieme alla famiglia del marito, in pratica si sposa non solo l’uomo, ma l’intera famiglia, forse è anche per questo che sono i genitori a scegliere. Dunque… mettiamo che la vostra famiglia metta un’inserzione sul giornale per trovarvi un/una consorte, mettiamo che ci siano tre candidati/e. La vostra famiglia, se foste indiani, consulterebbe un astrologo, il quale confronterebbe i vostri temi natali. Se fossero compatibili, fisserebbe la data del matrimonio in base alle configurazioni astrali. Carino, no?
Il matrimonio è una cerimonia alla quale, condizioni economiche permettendo, possono partecipare anche migliaia di persone. Lo sposo arriva su un cavallo bianco… Davvero! J
Il divorzio è legale, ma soprattutto per una donna la vita da divorziata è molto difficile.
“Ma tu… tu la spiritualità dell’India la senti?” Ecco… arridaje !!!. La mia compagna di viaggio quasi tutti i giorni mi poneva la stessa domanda… Risposta lapidaria: “No”.
Spesso si pensa sia sufficiente un viaggio in India per ritrovare se stessi, per ri/scoprire quella parte di noi che in occidente è difficile trovare. Bè… a me questo non è accaduto, e neppure me lo aspettavo. Sicuramente dipende anche dal tipo di viaggio, chiaro che se ci si va per più tempo e nei luoghi giusti (ashram et similia) allora forse le cose cambiano, ma un viaggetto di 15 giorni non cambia la vita.
Ci sono molti luoghi sacri, chiunque può creare il proprio tempietto, intorno ad un albero, nel cortile della propria casa, sul ciglio della strada. Ovunque. Con una bandiera si indica che quello è un tempio, e chiunque può fermarsi a pregare e portare offerte. Ci sono una marea di divinità, ogni giorno è buono per fare festa. In questo gli indiani sono dei miti!!! Nel periodo in cui sono andata io c’era una festa che durava 9 giorni! In più di un’occasione ho avuto la possibilità di assistere a festeggiamenti, e devo dire che è stato molto bello.
Mi fermo qui… man mano che scrivo mi vengono in mente tantissime cose, che comunque si possono scoprire documentandosi un po’.
Ma… cosa mi ha dato, cosa mi ha lasciato questo viaggio?
Sono rientrata da pochi giorni, ed ancora non so rispondermi, sono confusa, molto confusa. Sicuramente mi sono resa conto che il nostro modo di vivere non è l’unico. Sembra una banalità, ma non è poi scontato… ho fatto altri viaggi, in posti molto diversi dall’Italia, ma nessuno di questi mi ha lasciato questa “sensazione” in modo così forte. Quello è un mondo a parte, assurdo, ai nostri occhi. Ecco… mi ha lasciato domande… molte domande. A cui non credo troverò mai risposta, ma va bene così.
Occhicoloriodoriprofumidonnebambinipovertàcaldopolvererumoreincensomucchecanitopi-turbantiglobalizzazionemalattiesmogsorrisistanchezzadormiregentetroppagentenamastehello.
La mia India.
(Viaggio, foto e racconto di Elena)





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