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Andiamo negli USA?

di appuntidiviaggio (30/11/2005 - 16:36)

Andiamo negli USA? Ovvero, un rompicapo per complicarsi la vita.

Non ci credete? Bene, fate una semplice prova. Se avete deciso di andare a New York a fare shopping per il prossimo Natale o avete in testa di fare più semplicemente una vacanza negli USA, prima di fare qualsiasi programma, prendete il vostro passaporto e sbattete un po’ la testa per capire meglio come stanno le cose.

Ne vedrete delle belle. Sono lontani ormai i tempi in cui si pensava di consentire l’ingresso ai cittadini dell’UE con la semplice carta d’identità. Ora per entrare negli USA, bisogna prima di tutto passare un esame di ammissione consistente nel capire se, come e quando poter viaggiare per gli States. Sembra una scemenza, ma non è proprio così. Capire le nuove regole è diventata una vera impresa. Dipende tutto dal passaporto: se è a lettura ottica, va bene ma solo a condizione che sia stato rilasciato e rinnovato prima del 26 ottobre 2005; se è stato rilasciato o rinnovato dopo tale data va bene solo se è con foto digitale. Questi sono i punti fermi. Se si è in possesso di un passaporto con simili caratteristiche si potrà viaggiare negli USA senza alcuna necessità di un visto. In tutti gli altri casi invece sarà necessario il visto. E qui iniziano le complicazioni. Quando un passaporto è a lettura ottica? CliCk per vederne un esempio . Attenzione però, il passaporto a lettura ottica deve essere stato rilasciato o rinnovato prima del 26 ottobre 2005. Se invece la data di rinnovo o rilascio è successiva a questa data, come dicevo, sarà necessario avere un passaporto con foto digitale. E le complicazioni aumentano. Dal sito della Polizia di Stato si legge “Nel caso in cui l'ufficio passaporti della questura di competenza non sia ancora tecnicamente pronto per rilasciarlo è necessario comunque richiedere il visto. Per informazione vi segnaliamo che in questo momento solo Roma è dotata della tecnologia necessaria.” E se io sto a Milano o a Firenze o a Vattelappesca che dovrei fare? Semplice, dovrei necessariamente munirmi di regolare visto d’ingresso negli USA. Ma avete idea di che cosa significhi? Provate a dare un’occhiata al sito dell’Ambasciata USA in Italia dove è ben spiegato come e quando richiedere il visto. Poi mi direte se lo shopping natalizio a NY lo rimanderete o meno!

 

Per capirci di più sull’argomento.

 

° Ambasciata USA in Italia, Informazioni sui Visti

° Visa Waiver Program (Programma viaggio senza visto)

° Polizia di Stato, Il passaporto per entrare negli Stati Uniti d’America

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Scilla: Minivideofotomusicale

di appuntidiviaggio (26/11/2005 - 17:25)

Uno dei miei ultimi spostamenti a medio raggio in Italia: Scilla, in Calabria. Una cittadina spettacolare, baciata dal mare, col quale vive in perfetta simbiosi. Novembre, non è certamente un mese col clima piacevole per andare verso mete di mare in Italia, ma l'eccezione conferma la regola. Durante la mia recente visita alla Costa Viola, ho avuto modo di apprezzare degli scenari splendidi, con un clima fantastico; pensando al mese di novembre ancor di più. Si riusciva a stare tranquillamente in spiaggia a prendere il sole, alcuni addirittura si sono anche fatti il bagno  Se penso che è passata solo qualche settimana... . Comunque, complice il maltempo e qualche acciacco di stagione, mi sono dedicato a fare anche un nuovo minivideofotomusicale su Scilla.

CliCk per vedere il minivideofotomusicale  su Scilla (in formato .wmp)

 

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Il rito... e quel gallo che non canterà più

di appuntidiviaggio (23/11/2005 - 00:29)

 

Riprendo a parlare di Bali raccontando una strana serata per le sue strade. Dopodicchè posterò qualche nuovo appunto da Dubai, a modo mio però

 

Una sera come le altre. Usciamo senza una meta precisa sul da farsi; l’unica cosa certa che avevamo per la testa era quella di andare a mangiare. Dopo una lunga giornata, lo stomaco vuoto reclamava cibo, come se fosse un estraneo rispetto al corpo, con strani e continui rumori che sembrava provenissero dall’esterno tanto che si sentivano: evidentemente gridava e rimproverava talmente forte, come se avesse un autonomo pensiero che io non udissi,  che usò tutte le sue forze per lamentarsi.

 

Ci avviammo verso la zona dove c’era il maggior numero di locali. Una lunga via, una specie di main street con le case basse una di fronte l’altra, con vari bar, ristoranti, qualche casa con le stanze in affitto (per la verità abbastanza modeste), e altre costruzioni piuttosto anonime dove viveva le gente locale.

 

Entriamo in quello che ci sembrava un ristorante decente, che ci ispirò più di altri. Ricordo che era in legno, o meglio, era in legno nella parte che si vedeva, con le sue balaustre che dividevano la strada dal locale, le tende di canne, il tipico tetto in legno e gli immancabili ventilatori a pale che giravano stancamente e i frigoriferi a vista, di tipica origine multinazionale delle bibite che, in quel contesto, spiccavano come una pochette giallo-sole su un elegante vestito grigio fumo.

 

Ciò che realmente ci fece scegliere quel posto però non fu il suo aspetto, quanto l’animazione di gente allegra che c’era al suo interno. Senza neanche parlarci tra noi, come degli automi programmati, entrammo come un sol uomo in quel ristorante. Solo raggiunto il tavolo i nostri corpi si unirono al grido di dolore con lo stomaco: se non mangiavamo qualcosa entro … subito, ci avrebbero abbandonati! Il nostro tipico rituale di ordinazione, quella sera fu molto più rapido del solito. Eh si! Perché normalmente prima di ordinare si scherza con il/la cameriere/a e si gioca a perder tempo e, allo stesso tempo, a scambiare quattro chiacchiere e prendere confidenza con la gente. Quella sera no.

 

Fummo rapidissimi nella scelta: “porta quello che ti pare a te!” Tanto pure che ci spiegava che cosa fosse non avremmo avuto la minima idea di che si trattasse. Imprescindibile però era una birra ghiacciata e il “riso pritto”, il loro tipico riso che usano come noi usiamo il pane o come contorno. Insomma, nel dubbio, almeno il riso e la birra avrebbero smorzato quei tanti  reclami dello stomaco. Intanto, ci guardavamo intorno, mentre suonava una musica internazionale. Tra una birra e un po’ di riso bianco, scherziamo con una comitiva di fianco a noi, un gruppo di ragazzi che già ci squadrarono incuriositi al nostro ingresso. Gente del luogo e qualche turista.

 

Un brindisi, una birra, qualche scherzo, in uno strano linguaggio apparentemente incomprensibile ma, evidentemente, universale, tanto che, in qualche modo, ci consentì di capirci. Fra gesti e risa entrammo in sintonia con quella gente simpatica. Le risate aumentarono notevolmente quando però ci portarono le altre pietanze che avevamo ordinato, evidentemente per la faccia che facemmo alla vista dei piatti: lì dentro c’era qualcosa di incomprensibile! Ma lo mangiammo lo stesso.

 

Fu così che animammo la serata a scherzare con quei ragazzi, aiutati anche da qualche bicchiere in più e dalla piacevole musica. Placata l’ira dello stomaco, ormai satollo, tutti insieme decidemmo di spostarci verso qualche locale a ballare. Ci avviammo allegramente in strada, per andare a prendere la macchina. No, non era la nostra. Andammo verso il loro furgoncino, uno di quei mezzi giapponesi di derivazione commerciale, con sette posti interni e gli sportelli scorrevoli, ma all’esterno piccoli e stretti, fatti ad immagine e somiglianza dei costruttori.

 

Mi ricordo ancora che era un Mistsubishi, bianco, con i finestrini parzialmente oscurati e con un getto d’aria condizionata che poteva competere con la bora triestina. Sembrava uno dei furgoni frigoriferi che da noi si usa per portare il pesce, sia per la sistemazione dell’impianto frigo, esattamente sopra il tetto del guidatore, con le “bocchette” (direi boccone!), che sparavano il vento all’interno dell’abitacolo posteriore; sia per il colore e la derivazione commerciale del mezzo; ma, più di tutto perché in quel momento io mi sentivo come i pesci surgelati che, normalmente, quei veicoli trasportano.

 

Ma era tutto regolare, niente da eccepire, poi, con l’abitudine, lo trovai anche confortevole. Non ricordo quanti eravamo, di certo superavamo il numero consentito, insomma un bailamme di persone dentro un surgelatore, con i finestrini scuri, che sparava una musica da qualche megawatt! Quella notte era una ricorrenza speciale e in breve le strade si animarono.

 

Iniziammo a vedere strane “maschere” in giro, gruppi di persone vestite di bianco, le statue “vestite” da alcuni tradizionali batik bianchi a quadrucci neri, una specie di turbante in testa e tanti fiori. Un ambiente tipico che sapeva di tradizione. Una processione di persone si avviava dietro ad una testa di una specie di drago, che fuoriusciva da un lungo lenzuolo bianco che ricopriva qualche malcapitato adepto che si doveva sorbire l’onere (o l’onore?), di far finta di dar vita ad un feticcio dalla lignea testa di drago rosso. Mentre tutt’intorno molta gente si dimenava in strane movenze, sventolando delle lunghe strisce si leggero tessuto rosso. Una strana atmosfera festosa, certamente insolita.

 

Il nostro furgoncino proseguiva tra la gente quando, ad un certo punto, lasciammo la strada principale per addentrarci in una serie di altre strade buie e malconce, tra una moltitudine di casupole e mezze baracche (ai nostri occhi). La musica e l’allegria, nel nostro piccolo monovolume, ci tenevano compagnia quando, d’un tratto, all’uscita di un incrocio, ci trovammo di fronte ad uno strano assembramento di persone. Il nostro amico-conducente spense istantaneamente lo stereo e piombò il silenzio tra noi.

 

Tra quella gente si alzava del fumo, proveniente da un piccolo fuoco acceso per la strada. Scendemmo in strada e ci unimmo a loro. Un forte e incomprensibile grido si levò nell’aria. La gente si spostò verso dietro, lasciando lo spazio a colui che era il “protagonista”, il motivo di quell’incontro. Capii subito che ci trovavamo nel bel mezzo di un rituale. Lui, il protagonista, lo vidi immediatamente dopo il piccolo spostamento della gente: era un nero-mulatto, vestito di bianco, una specie di turbante in testa, con la faccia scarnita e qualche ciuffo di barba che tentava di riempirgli il volto.

 

Il suo sguardo allucinato, indimenticabile; come quell’urlo inumano che aveva emesso. A piedi nudi, si muoveva velocissimo in una strana danza, a noi incomprensibile, indifferentemente tra le fiamme del fuoco e la nuda terra, con il bianco batik che lo ricopriva che sventolava per il suo movimento. Tra le mani aveva un gallo bianco a fargli da partner in quella danza bizzarra. L’acre odore nell’aria di qualche sostanza locale bruciata nel fuoco; i fiori e le varie piccole composizioni tradizionali per terra, rendevano l’atmosfera ancora più “particolare”, certamente unica. In un buio silenzioso, rotto solo dalle fiamme del fuoco,  tra quel gruppetto di gente, quella strana figura ballerina e allucinata, d’un tratto si bloccò su sé stesso e, con un sol terribile morso, staccò di netto la testa del gallo che aveva tra le mani, sputandosela poi in mano, con la cresta rossa ciondolante.

 

Fu solo un istante che separò il morso mortale, al momento in cui si infilò il collo del gallo sanguinante alla bocca per succhiarne veracemente il sangue, come quando un bambino beve dal suo biberon. Sembrava impazzito. Si contorceva in movimenti innaturali, girandosi su sé stesso e balzando al di là e al di qua del fuoco. Nel silenzio attonito, si sentiva amplificato il suo rumore. Altre persone del luogo iniziarono a partecipare al rituale, in maniera a me assolutamente incomprensibile.

 

Un altro, suo, disumano urlo lacerò quella notte mentre il sangue gorgheggiava dalla sua bocca schizzando sui suoi abiti bianchi. I suoi occhi vitrei rendevano ancor più demoniaco quello spettacolo, semmai potesse immaginarsi un di più. Quando, per un attimo, quello sguardo si sfiorò con il mio, lasciando in me uno di quei ricordi che restano scolpiti nella memoria, mi sentì pervadere da un sinistro brivido che, d’impulso, mi fece decidere che era il momento di andare via. Così fu per tutti noi, salvo che per il nostro autista e, ovviamente, per quella gente che lì si era appositamente incontrata.

 

Quel mio povero stomaco riprese ad agitarsi, questa volta non più per la fame…

Fu solo una parentesi. Continuammo e riprendemmo il nostro girovagare in quella strana notte di Bali.

 

 

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Una domenica a Bologna

di appuntidiviaggio (21/11/2005 - 01:01)

Bologna, una bellissima città. Ultimemente mi capita spesso di andarci e ne sono contento. E' una città che mi piace e dove mi tovo bene. Peccato per il clima, ma la città e la sua gente hanno una particolarità che si integra pefettamente: l'una la vivibilità, gli altri il piacere di vivere. Oggi ho trascorso una delle tante giornate bolognesi; mi sono gustato alcuni dei piatti tipici della sua cucina, nel buonissimo ristorante "Diana", nella centralissima via Indipendenza ( Link ), a base di tortellini in brodo, bolliti, arrosti e altre specialità. Con mia somma sorpresa, nelle vicinaze era in corso la "dolcissima" manifestazione "cioccoshow" ( Link ), dove era possibile degustare svariate prelibatezze di cioccolata fatte da artigiani provenienti dalle più disparate regioni d'Italia. Gustosa! ehm ehm.. ho un debole per la cioccolata... Una gran folla animava la manifestazione, ognuno col suo dolce pezzo di cioccolata. Evidentemente gli amanti di questa prelibatezza devono essere moltissimi, visti i risultati di simili manifestazioni! Immerso tra la folla, mentre cercavo di andare dalla stretta via che portava all'uscita, tra una spinta e qualche chiacchiera coi vicini, mi trovo fianco a fianco, ma proprio lì vicinissimo a me, nientepopodimenochè... Lui , si proprio lui, il Professore bolognese, l'ex Presidente del Consiglio, l'ex Presidente del Parlamento Europeo, l'ex tante cose... e l'attuale candidato premier alle prossime elezioni politiche del 2006: Romano Prodi. Anche lui, vicino a me, come me, cercava di raggiungere la via d'uscita, con la consorte e guardato dalle sue guardie del corpo; anche lui era avviluppato tra la folla. Un segno, un gesto, l'occasione, era quel che cercavo, che avrei voluto, non per romepergli le scatole, mi guarderei bene dal farlo, ma la tentazione e la voglia di rivoglergli la parola era tanta e... ne cercavo l'occasione. Non ci sono riuscito! Anche se mi sarebbe piaciuto. Avrei voluto solo dirgli poche parole, anzi solo queste: Abbia cura Lei della nostra Carta Costituzionale. Solo queste poche parole, nulla di più. Gliele scrivo sul blog

 

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Minivideofotomusicali

di appuntidiviaggio (21/11/2005 - 00:29)

Sono on line i miei primi due esperimenti di minivideofotomusicali.

Click per vedere il minivideofotomusicale di Cuba

Click per vedere il minivideofotomusicale di Dubai

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Momenti di vita a Cuba

di appuntidiviaggio (18/11/2005 - 14:59)

Ricevo e con piacere pubblico queste due foto, secondo me molto belle, inviatemi da Elena e da lei scattate a Cuba durante un suo recente viaggio.

 

 

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Considerazioni generali su una vacanza a Dubai

di appuntidiviaggio (18/11/2005 - 14:36)

Pubblico alcune mie considerazioni in generale su una vacanza a Dubai, con alcune digressioni personali e informazioni di interesse comune. Chiudo così con questa specie di report di un viaggio, per proseguire con quegli appunti che sento pù vicini al mio modo di intendere un viaggio, così come dico nel titolo del blog: raccontare memorie sensazioni, emozioni e riflessioni sui viaggi intorno al mondo. Per ricordare ma, soprattutto, per contnuare a viaggiare. Esco quindi da quella specie di gabbia che, secondo me, è un report e mi ributto nei ricordi di momenti di vita vissuta.

Le mie considerazioni sul viaggio a Dubai, CLick per scaricare il file in formato .pdf

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Photoalbum di Dubai

di appuntidiviaggio (17/11/2005 - 01:45)

Un altro passo è fatto: sono on line le foto del recente viaggio negli Emirati Arabi Uniti.

Adesso posso riprendere a scrivere altri appunti di viaggio.

CLik per il Photoalbum 

(poi scegliere Emirati Arabi Uniti e selezionare le singole sezioni)

 

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Un triste giorno

di appuntidiviaggio (15/11/2005 - 22:11)

 

Domani, salvo fatti straordinari dell’ultimo momento, si consumerà un triste giorno per la storia della Repubblica Italiana, in modo particolare per la nostra Carta Costituzionale. Domani si celebrerà la fine di un’epoca, quella dell’unità nazionale, per dar spazio ad una nuova idea di Italia. Domani si immolerà l’unità nazionale al cospetto degli interessi della politica, al solo scopo di mantenere in vita una coalizione politica. Per soddisfare gli interessi egoistici di pochi leghisti, si sacrificano i principi costituzionali che hanno reso l’Italia un Paese unito. Sono chiaramente in disaccordo con questa riforma, non ne spiego i motivi, provo solo a dare qualche elemento in piu’ a chi volesse capir meglio una questione che è troppo poco considerata dall’opinione pubblica, ma che rischia di trasformare il nostro paese e, con esso, la vita e il futuro degli italiani e del suo territorio. Se domani, come dovrebbe essere, la Camera approverà in via definitiva il DDL Costituzionale, mi auguro solo che in futuro, speriamo prossimo, si possa reintervenire e rimodificare una legge costituzionale sulla quale c’è molto da ridire.

 

Il testo del disegno di legge costituzionale Link

Le notizie del Governo Italiano sulla cosiddetta devolution Link

Il sito dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti Link

Per seguire i dibattiti dei costituzionalisti Link

Un interessante intervento del prof . Gambino - Link - che suggerisco di leggere e di cui riporto un passo significativo:

“Nel ddl cost. n. 2544 scompare l'auto-attivazione da parte delle Regioni nell'appropriarsi delle richiamate materie, prevedendosi così, invece del testo ora vigente, una nuova disposizione secondo cui "Spetta alle Regioni la potestà legislativa esclusiva nelle seguenti materie a) assistenza e organizzazione sanitaria; b) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche; c) definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; d) polizia locale; e) ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato”.

Al di là delle riflessioni sulle nuove logiche che sottendono la (ulteriore) revisione della Costituzione – sotto il profilo del carattere di auto‑attribuzione delle competenze, nonché del carattere 'esclusivo' delle competenze-materie interessate – il ddl cost. n. 1187 (e ora il ddl cost. n. 2544) suggerisce di ri-porre l'interrogativo (già sollevato dal prof. Vandelli) se tale novazione sia da cogliersi come "una bolla di sapone" oppure una "bomba" che faccia 'esplodere' la forma di Stato italiana delineata dalla Carta.”

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Primi contatti

di appuntidiviaggio (13/11/2005 - 17:45)

al tramonto

Il primo contatto con la città, dopo l’aeroporto, avviene, come è abbastanza usuale, dallo spostamento in taxi verso l’albergo.

E’ prima mattina, il sole si è levato da poco, la città ancora sonnecchia. Ci troviamo immersi in grandi strade a bordo di una monovolume americana guidata da un tassista indiano. Scopriremo dopo che è una cosa molto comune. Percorriamo agevolmente il tragitto fino alla città, passando per scenari inconsueti e poco immaginabili, da chi non ne ha l’idea, per un posto arabo. Ci troviamo subito immersi in un crogiolo di modernità, fatto di grandi strade a cinque corsie che attraversano zone in pieno sviluppo, con grandi palazzi, centri commerciali, sedi estere di multinazionali che espongono in bella mostra i loro loghi internazionali, attività commerciali, grattacieli di oltre cinquanta piani in media. Tutto caratterizzato da una sola particolarità: è tutto nuovo, recente, moderno, curato nei dettagli, sin dalle strade, alle aiuole, per non parlare dei palazzi. E’ una sensazione che non ci abbandonerà più.

Siamo ancora piuttosto sballottati e speriamo che in albergo non ci facciano storie per l’arrivo all’alba, visto che solitamente le stanze sono disponibili solo da fine mattina in poi.

Dall’aeroporto in una mezz’ora siamo in albergo, nella località di Jumeira, la zona marina di Dubai, Dubai Beach. Ci accoglie un bell’albergo, Hotel Hilton Dubai Jumeira, praticamente sulla spiaggia, dalla posizione invidiabile, probabilmente una delle migliori posizioni fra i tanti alberghi che popolano la zona. Per il resto direi il solito Hilton, il tipico albergo american style, dove tutto tende ad anonimizzarsi e a rendere altrettanto anonime le località che li accoglie. Nulla da dire, per carità, ottima accoglienza, personale gentile e garbato, finanche simpatiche, stanze gradevoli, zona relax e accoglienza interessanti, servizi adeguati. Però manca di charme, manca di quelle particolarità che rendono un bell’albergo in un qualcosa che va oltre. Non mi dilungo sull’argomento, inserisco il link dell’albergo per avere un’idea più precisa della posizione e della struttura. Mi permetto una digressione: dal link dell’hotel, si possono vedere una serie di fotografie della posizione, della zona, dell’albergo, oltre alla descrizione della struttura  Link . Direi di dare un’occhiata, non solo per vederlo, ma anche perché guardando quelle foto, confrontandole con quelle mie, si può avere un’idea interessante sui cambiamenti della zona e, principalmente, sulla velocità dei cambiamenti. Considerando che questo hotel è stato inaugurato nel 2000!

E’ proprio questa la vera caratteristica di Dubai: è in continua evoluzione. Di questo ne riparlerò, non potrei fare a meno di trattare l’argomento, altrimenti sarebbe come parlare del nulla.

 

Nella foto, il tramonto dalla spiaggia dell'Hotel. Come si vede non è poi così male

Guardando invece le foto dei post precedenti, mi rendo conto, che lo scenario non risulta particolarmente attraente. In effetti non posso dire il contrario, però considerando la zona, la città e la sua evoluzione, condivisibile o meno, è pienamente in linea. Anche se le foto drammatizzano abbastanza la realtà.

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Confronti

di appuntidiviaggio (13/11/2005 - 17:34)

Hilton Jumeira oggi

Questo è l'Hilton Dubai Jumeira Hotel come appare oggi.

Così è come appariva solo pochissimi anni fa. L'Hotel è stato inaugurato nel 2000. Notare come è potuto cambiare lo scenario circostante in così poco tempo.

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Spiaggia

di appuntidiviaggio (13/11/2005 - 17:26)

Spiaggia

Jumeira, dalla spiaggia, uno scenario in costruzione.

scenario

Mi rendo conto che non sono immagini spettacolari, forse hanno qualcosa di inquietante semmai.

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