Dubai: il viaggio

Ritornato ormai da qualche giorno, provo a scrivere degli appunti sul viaggio negli Emirati Arabi Uniti, iniziando a parlarne, in maniera insolita per me, sin dal momento della partenza, seppur brevemente.
Il Viaggio.
E’ un pomeriggio d’autunno, il freddo e l’umidità iniziano ad accompagnarci nelle uggiose giornate italiane. Ho voglia di rilassarmi e di sentire il calore del sole sulla pelle. Ho finito le mie ultime cose, sono già fuori, il viaggio è iniziato. Sono state giornate convulse, abbiamo dovuto rinviare una volta il giorno della partenza, ma ormai ci siamo.
Io e il mio compagno di viaggio, con cui abbiamo percorso svariati sentieri in giro per il mondo, ci incontreremo direttamente all’aeroporto di Milano Malpensa, da dove, poi, voleremo verso Dubai, stavolta con il nostro vettore nazionale, Alitalia.
Sono in volo per raggiungere Milano. Mi sento d’un tratto molto rilassato, una piacevole sensazione di calma; ho tutto alle spalle ormai, il mio iPod suona la mia attuale musica preferita, perfetta per l’occasione. Mi sento completamente estraniato dal mondo circostante, provo quel sottile gusto di stare solo con me stesso, pensando, quando, intorno a me, il mondo gira ancora frenetico.
In volo mi sento come cullare al ritmo di musica e mi perdo in uno strano imperscrutabile dormiveglia, fatto di pensieri, sound, relax, sonno. Sembra un nulla e siamo a Milano. In aeroporto ho tutto il tempo per fare qualche ultima cosa prima di ripartire: mi dedico a prendere le ultime cose, faccio uno spuntino, giro per l’ aeroporto e scopro che, a causa degli ultimi provvedimenti legislativi, non è momentaneamente possibile accedere ad internet tramite i punti pubblici dedicati, per adeguamenti vari alle nuove normative.
Non mi faccio alcun problema, continuo piacevolmente a stare in compagnia della mia musica. Mi fermo, sono ancor più tranquillo, un bel momento di quiete per me, che accompagno con qualche piacevole telefonata, mentre il tempo scorre.
E’ il momento dell’imbarco, con il mio amico ci siamo ritrovati da poco. L’aereo ha molti posti vuoti, ci sentiamo più liberi. Noto subito i passeggeri che ci accompagnano, sono ben diversi dai soliti personaggi di alcuni viaggi di vacanza.
Molti viaggiano per lavoro, li vedi e li riconosci subito, con il loro armamentario di ufficio, borsetta nera sintetica porta note book, abito che ha un chè di vissuto, portato, in alcuni casi, sformato: si trasforma in un paradosso, un abito che dovrebbe significare un segno di presenza, si trasforma così in un simulacro di se stesso che perde ogni sua identità, decadendo ad un suo antico ricordo, lasciandolo privo di ogni sua iniziale funzione, che non sia il semplice coprirsi. Ma non tutti sono così, quelli sono solo alcuni, riconoscibili, testimoni di una moderna cadenza lavorativa e di vita.
Ci sono famiglie in vacanza, poche per la verità; nuovi russi inviati per lo shopping; indiani; italiani attempati, evoluti, accompagnati da giovani russe piacenti e viziate dallo stile tutto italiano che non perdono nessuna occasione per mostrarsi in tutta la loro immagine … griffata.
Fra tutti ci siamo anche noi: due tipi solitari, agli occhi di chi ci guarda, che si accomodano ognuno per fatti propri verso due diverse file di sedili, visto che i posti liberi lo consentono. Diamo l’idea di due stanchi passeggeri in cerca di riposo. Ed in effetti lo siamo, stavolta abbiamo entrambi voglia di riposare, contrariamente al solito, che ci vede abbandonati in mille conversazioni. Viaggiamo di notte, preferiamo dormire. Mi abbandono nel mio mondo di musica, isolato dal resto, cullato dal volo, perduto nei miei pensieri.
Dormo intensamente. Mi risveglia la voce del comandante che avverte i passeggeri del prossimo atterraggio all’aeroporto di Dubai. Non ho neanche la forza di aprire gli occhi; continuo a sonnecchiare, mentre ancora la mia musica suona. Ma è ora di spegnere tutto e aprire gli occhi: stiamo atterrando.
Sporgo il mio sguardo al di là del finestrino e mi appare nella sua grandezza una città illuminata. La sua prima vista mi fa pensare ad un gioco di ordine, con le luci, viste dall’alto, che danno proprio l’idea di ordine: sembrano disposte da un bambino che ha disegnato la sua città immaginaria.
I capelli arruffati, la bocca impastata, lo sguardo dormiente e ancora quelle piccole caccole negli occhi, accompagnano il mio atterraggio all’aeroporto di Dubai.
Ci accoglie un’immensità di aerostazione, modernissima; a quell’ora, l’alba, agli arrivi, è ancora solitaria. O meglio, data la grandezza sembriamo pochi, ma così non è in realtà. Sbrighiamo velocemente le prime formalità e ci avviamo nei bagni a restituire alle nostre presenze un minimo di compostezza.
Passata la prima zona, se al primo impatto ci era sembrato tutto curato, grande e moderno, la parte successiva che ci dà il benvenuto ci sembra ancor più fastosa. Non stento a riconoscere che quell’aeroporto sia un vero gioiello: un primo piacevole e confortevole luogo che accoglie la nostra vacanza. Dubai, siamo qui.
Ritorno da Dubai

Per ora solo una foto. Gli appunti di viaggio... prestissimo! ![]()
Consigli per gli acquisti - Bali

La prima volta che visitai Bali, c’erano solo bancarelle che vendevano di tutto, prevalentemente magliette locali, batik e artigianato. E tanti venditori che ti seguivano con la poca merce che si portavano appresso. Oggi si avverte un cambiamento visibile, pur restando le tante bancarelle, anzi molte di più di prima, ci sono numerosi negozi, con tanta merce occidentale contraffatta; ci sono le vie trafficate, i bar, le boutiques. Certo non sono come da noi, ma si è aperta la via dell’omologazione (ovviamente rapportando tutto con il metro locale). A differenza di tanti altri posti, specialmente caraibici, Bali è un posto dove ci sono tantissime cose da comprare, a partire dall’artigianato locale, fatto di statuette lignee fatte a mano, a tessuti di buona fattura, tende, lampade varie, bambolette, statuine e oggettistica della loro tradizione; per arrivare ai quadri, alcuni particolarmente piacevoli, fino ai batik, la loro vera tradizione, agli arredi di ogni tipo. Dedicare un po’ di tempo allo shopping è piacevole, con l’avvertenza che è usuale la contrattazione, oltre che come prassi, anche come forma di comunicazione. Trattare sul prezzo deve essere sia una trattativa che un gioco e un dialogo, nel primo caso per non farsi infinocchiare, in quanto il prezzo richiesto è, in prima battuta, sempre molto più elevato rispetto a quello reale; sia, principalmente, per scambiare quattro chiacchiere per capire e rapportarsi con la gente. A volte si creano delle scene veramente esilaranti, anche perché la gente è genuina, affabile e simpatica.
Bali è conosciuta per i suoi batik, la cui scuola è particolarmente affermata, ma non tutti i batik sono uguali e la qualità ed il prezzo cambia notevolmente fra quelli più preziosi e quelli da bancarella/negozietto; potrebbe sembrare un’ovvietà ma non è proprio così. I mobili invece sono un’attrattiva tutta a sé. Chi ama il genere, ma anche solo chi ha interesse all’arredamento, lì si sbizzarrisce. C’è di tutto, dai mobili da giardino alle statue; dai letti a baldacchino agli armadi, alle porte… insomma c’è veramente di tutto, prodotto in loco in una molteplice quantità di opifici. Tanto per avere un’idea, ho visto gente (ma proprio tantissima!), che ha comprato interi containers di arredamento da portarsi a casa (e non parlo di commercianti, ma di persone, diciamo così, normali). Effettivamente bisogna riconoscere che si trovano delle cose veramente molto belle, tanto da accontentare i più svariati gusti.
Ah! Dimenticavo, gli amanti del surf a Bali trovano delle onde spettacolari, ma chi ama quello sport sa benissimo che è uno dei luoghi da non perdere (e per gli acquisti si trovano alcuni negozi specializzati e fornitissimi). Per chi non è avvezzo a quello sport potrebbe essere anche l’occasione per provare o, almeno, per godersi lo spettacolo dei tanti surfisti provenienti da ogni parte del mondo (è bene però ricordare che il mare non è solo da surfisti, ma soddisfa pienamente anche i vacanzieri che amano il mare piatto!).
Massaggerie balinesi

Concedersi una vacanza a Bali, non è di certo il tipo di vacanza da città d’arte o delle capitali. E’ principalmente relax e mare. Con questo spirito si passano le prime giornate, per poi lasciarsi andare, successivamente, alla scoperta di tanto altro che quel luogo riesce ad offrire. Rilassarsi sulle bianche spiagge e godersi il mare, nei primi giorni, aiuta a prendere confidenza e ad entrare con uno spirito di vita diverso dal nostro. Qualche buon massaggio in riva al mare o nelle “capanne” organizzate sulle spiagge da brave massaggiatrici balinesi, anche per i più esigenti frequentatori di Spa, di cui l’isola è fornitissima ad ogni livello, è comunque un passaggio obbligato. Sia per la simpatia che esprimono le persone, sia per godersi il momento, che per l’ambiente insolito. Mi sento ancora addosso il forte odore dello speciale olio usato per i loro massaggi, a loro dire, con proprietà terapeutiche per dolori muscolari. Mi resta ancor di più il piacevole ricordo del senso di rilassamento, sotto quelle mani forti e dolci, sdraiato su un lettino di legno coperto da una profumata asciugamano, mentre, davanti a me, il mare ripeteva incessante il suo lento e breve cammino sotto i caldi raggi del sole.
Gustare qualche specialità locale, fra un bagno e l’altro, camminare sulla battigia, scambiare qualche chiacchiera con la gente è la solita attività da spiaggia. Un tuffo in piscina, con relativo idromassaggio, aiutano a ritemprare lo spirito e il corpo. Ma attenzione a non farsi troppo sedurre dalla pigrizia di queste attività. Lo stesso giorno, preparati e rilassati, è bene iniziare a camminare per le vie del paese che vi ospita. Iniziare subito a prendere confidenza con i luoghi, le persone; capirne gli atteggiamenti, gli usi; guardarsi intorno, tanto si è abbastanza rilassati dopo tutte quelle attività!
(continua)
Verso Bali - 1
Come dicevo l'altro giorno, parlando del recente attentato a Bali, riprendo da qui, per qualche giorno, a parlare dell'Isola degli Dei.

Appunti di un viaggio a Bali
Bali – Indonesia, quasi l’altro capo del mondo. Il viaggio è decisamente lungo e, normalmente, comprende sempre uno scalo in qualche altra località. L’ultima volta abbiamo fatto scalo a Bangkok, via Francoforte; altre volte invece a Kuala Lumpur, via Amsterdam. Le soste però non consentono neanche una piccola gita fuori porta, salvo a programmare un periodo di permanenza in loco. Quindi si risolve in una sosta in giro per l’aeroporto e in un prolungamento del viaggio. All’aeroporto di Bangkok, si sono inventati una bella iniziativa: fra le tante vetrine di lustri, lustrini e tarocchi, apparecchi hi tech, hi fi, gioie e brillocchi, in mezzo ad un via vai di migliaia di persone che passano per quei corridoi, fra scritte incomprensibili nell’idioma locale, box fumatori, dove il solo accesso ti lascia senza respiro, insomma in mezzo a cotal caos, hanno aperto una massaggeria. Un negozio dove fanno massaggi e, nella patria del massaggio, non mi sembra una strana invenzione, anzi la trovo molto utile e rilassante. In questo negozio, un nutrito gruppo di giovani e meno giovani si dedicano al relax del viaggiatore. Si può scegliere tra tante alternative, dal massaggio ai piedi, a quello delle spalle, diversificati in vari tempi. Non avendo meglio da fare, ho passato un’oretta in quel negozio e, devo dire, che consiglio a chi passa da Bangkok Airport di farci una sosta rilassante, specialmente quando davanti a sé ci sono ancora cinque ore circa di volo. Si, perché per arrivare a Bali da Bangkok ci vuole tanto e dopo dodici ore di volo e qualche tempo morto in giro per aeroporti, un bel massaggio è quel che ci vuole. Ricapitolando, per arrivare a Bali, mettete in preventivo un viaggio vicino alle 24 ore!
L’arrivo è sempre un momento di rimbambimento. Stanco e appiccicoso dal viaggio, non vedi l’ora di rilassarti su un bel letto (cosa pericolosissima perché può portare alla pigrizia), mentre invece le varie pastoie burocratiche all’aeroporto ti fanno andare in fumo le poche forze restanti. In attesa di passare il controllo passaporti, tutti rigorosamente in lunghe file, la cosa più visibile in quel lungo corridoio è una vistosa insegna al neon che, anziché una pubblicità, è un monito, anzi una minaccia, per chi usa e traffica droghe: in tutto il suo splendore l’insegna ti avvisa che per quel reato si può arrivare alla pena di morte (sic!). Immaginate quelli che arrivano da Amsterdam che se la coltivano fuori al terrazzo! Passato il momento della fila di prassi, la via per l’albergo sembra ancora più lunga, specialmente perché l’autista di turno, viaggiando, come è d’uso in quella regione del mondo, a sinistra della carreggiata, quindi con guida del veicolo a destra, ti fa immediatamente svegliare dalla sonnolenza del viaggio, caricandoti di tensione come se dovessi affrontare una competizione sportiva. Letteralmente attaccato agli appositi braccioli, preghi che quella tortura finisca presto e si arrivi in albergo. Gli alberghi Balinesi, contrariamente a quanto si possa pensare guardandosi intorno tra le vie, sono assolutamente bellissimi. Sono tanti e lussureggianti. La loro architettura è lussureggiante, come la natura di tutta l’isola. Non mi dilungo in descrizioni perché già quella è una prima positiva emozione. La gentilezza e il modo con cui accolgono i loro clienti è proverbiale: è nel loro dna la grazia dei modi. Un riposo è necessario una volta giunti, tanto da scavare una buca nel letto che ti avvolgerà con le sue forme per tutta la vacanza. Ma secondo me è l’unico momento da dedicare al sonno, per il resto quella buca dovrà accarezzare il vostro corpo solo per brevi ma intensi momenti di riposo. Alla maniera dei bersaglieri che “non dormono, riposano”. Quindi, sempre vigili e in forma per godersi appieno le meraviglie e i contrasti dell’isola di Bali.
Quel che immediatamente colpisce il visitatore alla sua prima esperienza è il contrasto fra lo splendore degli hotel e il disagio del territorio. Non parlo di degrado, decisamente più presente nei primi anni ’90 rispetto ad ora, ma di una forma di precarietà territoriale, con case in costruzione in stile balinese e vecchie capanne malconce; strade malmesse e insegne brillanti. Un tempo questo non esisteva, il degrado territoriale era più diffuso, ma la via dello sviluppo sta passando per la classica omologazione dei luoghi, fra McDonald’s, Planet Hollywood e Hard Rock Cafè e i tanti grandi nomi dell’hotellerie internazionale. Sono queste le insegne che nei centri vitali dell’Isola fanno bella mostra di sé, insieme ad una miriade di Karaoke Cafè, che altro non sono che ritrovi per cantare (nella migliore delle ipotesi; nelle altre, dei bordelli mascherati!).
Eclisse

Oggi, eclisse solare parziale. Visibile anche dall'Italia, se non fosse per le cattive condizioni meteo di buona parte dell'Italia centro-settentrionale. Diverso per il sud, dove, con il bel tempo, si è potuto assistere anche a questo fenomeno della natura. Per chi, come me, non ha potuto vederlo dal vivo, sul sito www.corriere.it è stato possibile assistere in diretta all'evento, attraverso le immagini provenienti dall'osservatorio di Catania (nella foto a sx), e dalla Tunisia (seconda foto). Pregevole l'iniziativa del Corriere, che ha dato la possibilità di seguire l'evento e approfondire l'informazione. L'articolo, con links, approfondimenti, foto è possibile leggerlo sul Corriere.it -scienze e tecnologie. (le foto sono tratte dalla visione in diretta dal sito). ![]()
Ottobre nero
Bali ottobre 2002; Bali ottobre 2005. Due date, nello stesso periodo dell'anno che segnano la storia di quella bellissima isola dell'Indonesia. Purtroppo la segnano nella maniera più negativa che si possa pensare: con la ripresa delle azioni del terrorismo fondamentalista, che ha messo a segno un altro duro colpo contro la gente indifesa. Quella gente che ha avuto come unica colpa di trovarsi in quel preciso momento dove i terroristi hanno deciso di colpire. Tutta gente incolpevole. Turisti e gente del luogo; persone che per lavoro o per diletto si trovavano nei luoghi prescelti dagli assassini. In un luogo, Bali, già segnato da altre tristi azioni terroristiche, che ha tra le sue risorse principali il turismo. I turisti sono stati vittime allora come oggi, così come lo è stata l'intera popolazione locale, con i suoi morti. Ma anche i vivi. Coloro che, dopo il primo attentato, hanno pensato a ricostruire, a vivere e a restituire all'Isola quella normalità persa. Oggi si sentiranno morti due volte, insieme alle prime vittime e a quelle di questo primo ottobre. Un paese che stava riprendendo a vivere, con un turismo che ricominciava a correre, subisce un nuovo feroce attacco per annichilirlo. Aprì questo blog, l'anniversario del primo attentato, parlando di quel tragico evento, sentendolo particolarmente vicino, essendo rientrato in Italia proprio il giorno stesso del dramma, dopo aver passato tanti giorni, proprio in quei posti precisi dove avvennero gli attentati. Ora percepisco ancor di più il dramma che si prospetta a quel popolo già segnato: quello di ricominciare ancora una volta, portando con sè il segno delle tragedie. Il primo pensiero va alla gente che, senza motivo alcuno, ne è stata le vittima; il secondo è a quel bellissimo popolo. Gli ideatori di questi folli gesti non hanno nulla a che fare con la vera gente di Bali. Un popolo aperto, pacifico, sorridente. Nulla a che fare con i terroristi. Sarebbe un grave errore immaginare Bali come un simbolo del terrore. E' vero, lo è, ma ne è la vittima. Abbandonare Bali a se stessa, cancellandola dalle mete turistiche, è quello che i terroristi vorrebbero. Restitutire Bali al turismo internazionale, primaria risorsa economica, è la vera sconfitta del terrorismo. Io, nel mio piccolissimo, nei prossimi post, cercherò di parlare di Bali nella sua normalità, quasi per voler esorcizzare questi momenti, immaginando, guardando al passato, un futuro migliore, per chi ci vive e per chi la sceglierà come meta di un viaggio.






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