Barrio Chino
L’Avana come New York, come Londra, Parigi, Prato, Arcore, Osmannoro, Prenestina. Si, perché ormai, non c’è città, paese, borgo o quartiere che si rispetti che non abbia il suo barrio chino. Più o meno grande, più o meno trafficato o organizzato, il quartiere cinese c’è ovunque. Anche nei Pirenei o sul Kilimangiaro, ai tropici come al polo, nelle metropoli come nel più sperduto paese della barbagia, dell’aspromonte, dei paesi baschi e chi più ne ha più ne metta, il quartiere cinese c’è!
Fa parte del paesaggio del mondo. Parliamo tanto di globalizzazione, ma i veri globalizzatori ante litteram, sono stati loro: i cinesi. I loro sapori, con il pollo alle mandorle, gli spaghetti cinesi, il pollo di shantung, il foo yung di gamberetti, le salse agrodolci, gli involtini primavera etc etc, li troviamo ovunque. Sempre uguali, sempre con lo stesso sapore, come se li facessero in serie in una grande catena di montaggio di prodotti alimentari cinesi (o almeno questo può valere per buona parte dei ristoranti cinesi sparpagliati in giro sul territorio).
Senti sempre gli stessi odori, le stesse lampade rosse appese all’esterno dei locali e, anche se trapiantati ormai da secoli, senti sempre la stessa cadenza quando parlano. Ma il vero stereotipo del cinese è quello del lavandaio cinese, figura meno diffusa del ristoratore, ma probabilmente più rappresentativa, semprechè non si pensi ad un’altra tipologia: quella degli appartenenti alla Triade cinese. …(sssscccc…. Capisc ‘ammè!)
Dicevo, L’Avana non fa eccezione, a dire il vero è stato anche luogo precursore di questa tendenza, dato che il suo barrio chino ce l’ha sin da epoca immemorabile. Sarà possibile che hanno seguito Colombo nelle sue scoperte del continente americano, che subito si sono impiantati lì col loro piccolo barrio chino? Certo è che dopo gli spagnoli, sono arrivati i cinesi, non a comandare, ma solo a creare il loro piccolo mondo.
A L’Avana, quel barrio non fa eccezione, se non per alcune particolarità di una città con tante contraddizioni e con tanto fascino; una città latina; la più grande e la più bella città del caribe. In quella zona della città, in posizione strategica e centrale, è possibile ritrovare quei tratti e quelle tradizioni tipiche di ogni quartiere cinese sparso in mille e mille città del mondo, riadattato in parte in chiave caraibica.
Una particolarità di questa globalizzazione è quella del linguaggio che essi cinesi adottano o adattano alla loro madre lingua. Così come in Italia parlano il cinaliano, in america parlano l’americino, in spagna parlano lo spacino e così via dicendo fino al calabricino in Calabria o L’Arcocino ad Arcore e il Napolicino a Napoli. Uno spasso per l’udito!
Da appassionato di musica, recentemente ho comprato un bel Cd, abbastanza particolare, genere world music etno music, quel tipo di musica frutto di una ricerca di suoni e ritmi dei paesi “altri” del mondo. Una sperimentazione ben riuscita che, in altri anni, ha riscoperto o ha fatto scoprire, grandi musicisti al mondo intero. Tra le tracce di questo Cd, c’è una canzone, molto particolare direi, sia per il ritmo, sia per il testo: lo spacino! Ecco a voi il testo.
Chinito Chinito
Chinito, Chinito, toca la “malaca” (maraca) chinito.
Chinito, Chinito, no “plecupes” (preocupes) màs.
Chinito, Chinito, me lava la “lopa” (ropa).
Chinito, Chinito, no “pleocupes” màs.
Cuando la “malaca” come mucho “aloz” (arroz).
Chinito ni “tlabaja” (trabaja) a 5 y a 2.
Lava la camisa, me plancia pantaloon,
Cuando la “malaca” la lleva al canton.
Chinito, Chinito, toca la “malaca” (maraca) chinito.
Chinito, Chinito, no “plecupes” (preocupes) màs.
Vaya Chino.
(coro)
Chinito, Chinito
Chinito finito.
Chinito bonito.
Ay Chinito bonito, donde vas?
Donde vas chinito con su “malaca”,
y donde estan mis pantalones, chinito?
Pinche chinito, con mi camisa, dame la “lopa”.
Chinito, Chinito, toca la “malaca” (maraca) chinito.
Chinito, Chinito, no “plecupes” (preocupes) màs.
Chinito, Chinito, me lava la “lopa” (ropa).
Chinito, Chinito, no “pleocupes” màs.
Cuando la “malaca” come mucho “aloz”,
Chinito ni “tlabaja” (trabaja) a 5 y a 2.
Lava la camisa, me plancia pantaloon,
Cuando la “malaca” la lleva al canton.
Chinito, Chinito, toca la “malaca” (maraca) chinito.
Chinito, Chinito, no “plecupes” (preocupes) màs.
Chinito, Chinito, me lava la “lopa” (ropa).
Chinito, Chinito, no “pleocupes” màs.
Non vi resta che trovarla e …divertirvi, pensando che, ormai, sarò anche io in vacanza ![]()
P.S. questo post l'ho scritto per un altro luogo virtuale ma lo riposto anche sul blog per salutare e augurare buone vacanze a chi passa da qui. Ciao ![]()





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