Montecarlo

Montecarlo - Principato di Monaco. In occasione del Gran Premio di Montecarlo di F1, quando i bolidi già ruggiscono, anche su questo blog mi viene voglia di parlare di questa città. Per alcuni, molti, un paradiso fiscale; per altri un'opportunità di lavoro; per tanti un posto esclusivo. Per me, una gran bella città, con una posizione assolutamente spettacolare e un piacevole clima. L'idea che offre di sè però è quella di una "città in posa", che fa sfoggio di quanto oggi sia possibile sfoggiare, ai più alti livelli. E' questo un suo limite ed è contemporaneamente la sua grande forza. Dipende dai punti di vista. Obiettivamente è una città molto curata e vivibilissima; altrettanto obiettivamente non si può dire che sia un posto dove "scorre" una vita normale. Intendiamoci, è sempre una vita normale, con la sola particolarità che è un posto esclusivo. Un posto dove c'è un' altissima concentrazione di ricchezza e di personaggi ricchi e famosi. Dove si vedono girare le più belle macchine del mondo in un'altissima concentrazione in un piccolissimo spazio, dove ci sono splendide imbarcazioni ed è frequentata dal jet set internazionale. Montecarlo però sa accogliere bene anche chi non gira in Ferrari o non ha una sua imbarcazione nel porto e non è un personaggio ricco e famoso. Questa città sa accogliere bene chiunque la voglia vivere o solo visitare. Anche se ...non è proprio a buon mercato
. Poi dipende anche da come si vuole vivere un posto. In ogni caso, con tutto ciò che si può dire o pensare, secondo me è comunque un luogo affascinante, da vedere. Meglio se in periodi non concidenti con il Gran Premio di F1
.
Italiani
Riporto questa riflessione che ho scritto sul forum di Cubapratica pensando che sia interessante anche per il blog.

Ho sempre avuto una grande influenza e, allo stesso tempo, ammirazione per l'American way of life, per ciò che ha rappresentato e per gli intrinseci valori di libertà che ha sempre portato. Diciamo pure che mi sono sempre sentito un po' yankee dal punto di vista formativo, anche per motivi generazionali. Ho sempre apprezzato e continuo a farlo gli elementi portanti del mondo occidentale e di quello americano in particolare.
La musica, il cinema, la televisione, le mode, i giornali, i fumetti, i sogni, hanno sempre incensato quel senso diverso di interpretare la vita rispetto a noi. E io, come i ragazzi delle generazioni precedenti e successive, ho risentito di questa influenza. Non me ne dolgo, tutt'altro. Alcuni punti fermi ci sono e resteranno in me: sono valori difficilmente scardinabili.
I valori della libertà e della democrazia, principi fondamentali del nostro mondo, per me, sono intoccabili.
Ma una qualche riflessione oggi sarebbe da fare, meglio ancora, la faccio a modo mio e per me stesso. Mi è capitato e mi capita sempre più spesso, specialmente viaggiando per il mondo, di interrogarmi sulle altre realtà e di raffrontare le diverse anime del mondo.
Ho girato in lungo e in largo gli USA, e presto ci farò un'altra capatina; ho girato praticamente tutti i continenti e ho conosciuto molti paesi e culture (sempre pochi!); insomma non sono certo di primo pelo nè quello che viaggia con i paraocchi. Una certa istruzione non mi manca nè mi limito nelle mie letture e negli studi.
Non voglio essere presuntuoso, ci mancherebbe altro! Ma penso sempre più spesso che mi reputo molto fortunato di essere italiano. Dico che quel giorno che mi hanno concepito, nella lotteria degli spermatozoi, ho avuto una bella botta di culo! Mi posso immaginare come avrei potuto essere, guardando a tanti altri paesi diversi da noi.
Da italiano però, spesso mi incazzo. Perchè? Presto detto: perchè noi italiani guardiamo troppo agli altri con una sorta di complesso di inferiorità, con poco senso di appartenenza e di orgoglio nazionale. Guardiamo agli altri pensando che siano migliori di noi, come se fossero dei marziani. Come il povero guarda al ricco e lo sconosciuto guarda il famoso. Dimanticando il nostro passato e le nostre origini.
Certo, la politica di oggi non ci aiuta in tal senso, forse su questo viviamo il peggior periodo dal secondo dopoguerra, sotto il profilo del dibattito, dei principi e delle idee. Questo lo dico indipendentemente da qualsiasi colore politico, ne faccio solo una mia personale constatazione.
Ritornando invece agli altri e a noi italiani, credo che dovremmo finalmente abbandonare questi comportamenti e riconoscerci orgogliosi di essere Italiani (con la I maiuscola), invece siamo sempre alla ricerca di altro che non ci appartiene. Sempre più spesso guardiamo oltre oceano per importare modi non nostri (dico modi per dire di tutto, dalla politica alla cultura a ...).
Purtroppo però non guardiamo e importiamo solo cose positive, ma prendiamo di tutto, come un pacchetto "all inclusive". Non dico di chiuderci a riccio, dico semplicemente che dovremmo riscoprire il nostro orgoglio, la nostra storia, la nostra cultura e farla valere, prima di tutto fra noi e con noi stessi, partendo dalla bandiera italiana, simbolo della nazione e spirito di cittadinanza.
Siamo stati la culla della cultura e ce ne siamo dimenticati, siamo il Paese più bello del mondo e non lo vediamo, abbiamo un modo di essere e di vivere che il mondo intero ci invidia e che facciamo? Invece di valorizzare il meglio di noi, buttiamo a mare il bambino insieme ai panni sporchi!
Rifletto. E le mie riflessioni mi portano a pensare che il male è ovunque e non esistono società perfette, se non nella mente e nella penna di qualche "nostro" vecchio filosofo.
Credo che nel nostro caso, per questa discussione, del buono lo si può trovare anche nella società Cubana (in tal senso direi il principio di solidarietà, come esempio), però con molti se e molti ma. I primi se e ma li vedo nei principi fondamentali di libertà e di democrazia, come valori negati, che io considero come prioritari su tutto.
Mentre invece vedo negli USA affermarsi sempre più principi che, in nome di un nuovo e diverso concetto di libertà, portano paradossalmente a limitare le libertà fondamentali delle persone. Ma questa è anche la loro cultura, giovane e dinamica, come il loro Paese, economicamente ricco ma povero di storia e cultura. Che però non può essere un valido alibi.
Non riesco a condividere un sistema libero e democratico che, in nome dell'economia, trascura milioni di cittadini poveri; così come lo stato delle carceri non è certamente dei migliori (sempre per i medesimi motivi); oppure che la polizia uccida, peggio di una foca canadese (
), in diretta tv un "povero" ladro di automobili (servizio in tv e sui giornali di oggi). Arrestarlo no? Ammazziamolo! Mentre è a terra biascicante che si tiene la gamba ferita, i poliziotti pensano bene di farci il tiro al bersaglio invece di limitarsi ad arrestarlo! E lo stato di diritto?
Tanti altri esempi si potrebbero fare, sia per le leggi vigenti sia per i trattamenti che gli USA riservano. Dalla pena di morte in giù, fino alla possibilità di vendere armi liberamente a chiunque. Comunque, con tutti i suoi difetti, per me, resta un grande Paese.
Però penso che sia più grande l'Italia, meglio ancora, gli Italiani. Abbiamo molto da insegnare sia ai grandi Paesi che ai piccoli, da tutti i punti di vista. Abbiamo anche da imparare, non c'è alcun dubbio, però senza complessi di inferiorità, con la consapevolezza della nostra cultura (ad ogni livello) e l'orgoglio di essere. Italiani.
Il posto in aereo
Un bel tema. Il posto in aereo è davvero un bel tema per chi viaggia. Tralascio la parte più sfigata dell’argomento, quella del posto perso o mai avuto. Penso più al posto assegnato.
A quella specie di lotteria a cui ogni passeggero si trova, suo malgrado, a partecipare quando prende un aereo. Si, dico proprio lotteria, non perché si vince qualche milionata di dollari o euro, ma perché ci vuole un culo come quello della vincita alla lotteria per avere un buon posto in aereo. Non solo per il posto fisicamente considerato, per la sua ubicazione, ma anche per tanti altri aspetti particolari.
L’argomento potrebbe essere considerato da diversi angoli visuali, in funzione delle singole esigenze del viaggiatore. C’è chi lo considera principalmente per la sicurezza, quindi è sempre alla disperata ricerca delle uscite di emergenza: vicino alle uscite si sente protetto, sicuro. In linea di massima è il superstizioso e chi ha piuttosto paura di volare ad avere queste esigenze.
Ma non solo. Anche chi cerca più semplicemente la comodità si rifugia verso le uscite di sicurezza, essendoci in quei posti qualche centimetro in più da sfruttare per se stessi, senza sentirsi costretti in quegli spazi angusti degli attuali aeromobili nelle economy class. C’è invece chi pensa al posto come una jattura o come una fortuna semplicemente a seconda del compagno di viaggio. Qui ce vo’ culo per davvero! Non c’è hostess che possa assegnare il fatidico numero che abbia modo di indovinare anche un buon compagno di viaggio.
Uno sconosciuto vicino per ore e ore può essere una piacevole scoperta come una gran rottura. Uno con cui dividere anche il sonno. Come dire… ma che abbiamo dormito insieme? Si, proprio così. Un accanito russatore, di quelli che russano col risucchio, che in quello spazio angusto è capace di dormire per ore e ore senza nemmeno sentire le gomitate del vicino di posto e, dimentico del fatto di trovarsi in aereo, allieta gli occupanti dei suoi sonori grugniti. Lui se ne frega altamente, è il vicino che si trova nel più profondo imbarazzo: si muove, si alza, sgomita, si fa vedere sveglio, come dire “mica sono io”.
Eppoi è proprio uno strazio stare vicino al grugnitore di turno: non riesci a leggere, a vedere un film o ascoltare un po’ di musica in pace con quel sottofondo. Il russare è causa di numerosi divorzi, se non si sopporta dal coniuge figuriamoci che può pensare uno sconosciuto, anche solo per la durata di un volo.
Poi c’è il logorroico, quello che invece non la smette un attimo di chiacchierare: è capace di raccontarti la sua vita sin da quando era bambino. Come una confessione fiume, solo che il prete sei tu, costretto ad ascoltare o a fare finta. Una variante sul tema è quello che conosce tutto di tutto ed in particolare sulla destinazione del volo. Quel posto lo conosce e deve farlo sapere a tutti. Ma proprio a tutti!
Poi si possono immaginare tutte le varianti sul tema: dal petomane, a quello che ha litigato da tempo con la doccia, dal magrolino di centoottantachili che occupa praticamente due posti e ti relega in un minuscolo spazio, fino ad una varietà che è pari solo all’immaginazione.
Un buon compagno di viaggio? Il tipico giapponese, quello gentile con modi affabili ed educato, piccolino di statura, che quando parla, quelle poche volte, non ci capisci una mazza e comunichi solo con muti gesti. Che non ti legge nemmeno i tuoi libri o appunti o i giornali tanto non ci capisce niente e non ha nessuna curiosità; quello che la vita lo ha abituato a fare ore e ore di file con un comportamento esemplare, quasi stoico, senza batter ciglia.
A tutte queste ipotesi c’è ben poco da fare, però per la scelta del posto fisico qualche cosa si potrebbe anche fare. Immagino la possibilità di scelta del posto all’atto dell’acquisto del biglietto, già oggi possibile ma che spesso e volentieri, chissà come mai, al momento del check in sparisce come per magia. Immagino la possibilità di scegliere il posto on line insieme all’acquisto del biglietto. Ancora solo un miraggio.
Qualche possibilità in più la si ottiene con le varie tessere frequent flyer, quelle con programmi fedeltà che qualche piccola, ma proprio piccola possibilità in più riescono a dartela nella scelta.
Però c’è anche qualche altra possibilità, specialmente per conoscere la tipologia dell’aereo usato dalla compagnia con cui si viaggia e poter così provare a scegliere il posto da richiedere al momento del check in oppure, se possibile, di sceglierlo al momento dell’acquisto. C’è un bel sito, in inglese, www.seatguru.com dove c’è una lunga serie di compagnie aeree ed i relativi aeromobili utilizzati con le descrizioni dei posti e le varie indicazioni su come scegliere. Non male direi, è come scommettere conoscendo meglio il sistema. Purtroppo però per i vicini di posto, ancora non c’è niente da fare!
L’immagine del Boeing 747 della Qantas è tratta dal sito www.seatguru.com

Ore d'attesa in aeroporto. Aspettando il voloi in coincidenza. Che cavolo fai per ben quattro ore? Ti giri i negozi dello scalo, ti fermi e rifermi intorno alle stesse vetrine; una consumazione al bar, anche se non ti va niente da prendere. Qualche telefonata che ti fa sentire piu' vicino e la lettura di un giornale o un libro. Poi... l'Hot Spot, la Wi Fi area. Meno male che c'è la WiFi, almeno il tempo passa e guardi il mondo dalla finestra del web. Proprio in questi giorni hanno varato il gigante dei cieli, L'Airbus A380. Ho pensato sin da subito che mi piacerebbe fare un viaggio con quell'aeromobile. Ormai è prossimo alla consegna alle principali compagnie aeree e sarà facile realizzare il desiderio. Certo ci sono varie tipologie realizzate a seconda delle esigenze delle siocietà committenti, la piu' lussuosa andrà a Emirates, la piu' particolare alla Virgin. Nell'Hot Spot, mi viene in mente questo
Qualche info in piu' sull'aeromobile A 380 si può vedere sul sito con video e immagini.





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