Sergio Cammariere in concerto

Sul Sentiero
Sono circa le nove e un quarto di sera quando, sul palco della Saschall , fa il suo ingresso Sergio Cammariere. In sala si è già creato un buon ambiente, dove i posti sono praticamente tutti esauriti; una partecipazione varia di spettatori di tutte le età, dai ragazzi appena maggiorenni, alle coppie di ultrasessantenni, italiani e stranieri. Una prima buona sorpresa. Molta compostezza in sala, in attesa dello spettacolo. Le prime note, al pianoforte Sergio Cammariere. La prima canzone e già si avverte nell’aria un certo feeling tra il musicista e il suo pubblico; l’atmosfera è quella giusta, un’atmosfera di quelle speciali. Le prime canzoni, i musicisti che lo accompagnano danno le prime dimostrazioni di talento. L’intero gruppo di musicisti, compreso lui, sembrano particolarmente affiatati. Il pubblico, sin da subito, si lascia coinvolgere in quelle note, in un feeling complessivo. Il concerto è una grande e piacevole sorpresa. Mi aspettavo uno dei soliti interpreti che si limita a riprodurre il suo album. Ma non è così. Per niente. La musica è di quella vera, vibrano nell’aria delle note e dei pezzi assolutamente incredibili, dal pianoforte al basso; dalla tromba alle percussioni, dal violino alla batteria tutti sono coinvolti in una performance musicale di alto livello. Le sue canzoni sono belle, a volte malinconiche, lente, che trasmettono sensazioni, forse poco adatte a scaldare gli animi nei concerti. Ma non è così, neanche stavolta. Ieri sera a Firenze ne ho avuto la prova. E’ stata la bella musica, suonata con grande maestria, la vera protagonista; quella che ha coinvolto in un unico ritmo musicale, ragazzi, giovanissimi e meno, signori e signore di tutte le età, musicisti compresi. Lui, un timido, che è a suo agio dietro al pianoforte, ma che si emoziona quando parla con il pubblico. Il concerto è un crescendo, con un solo – impercettibile - momento in di stallo, smorzato immediatamente con il coinvolgimento del pubblico e dai pezzi di pura improvvisazione. Da quel momento è stato un continuo superarsi. E il pubblico in sala ne è rimasto affascinato e sorpreso. Dal violino al contrabbasso, alla batteria e alle percussioni, fino alla tromba e al suo pianoforte, in gruppo e con grandi assoli, hanno saputo trasformare una serata in un vero evento musicale. Il pubblico ha seguito e si è lasciato trasportare in quel viaggio musicale che ha scaldato gli animi fiorentini e non, diventando un altro grande protagonista della serata. Normalmente, non facile. I momenti più caldi li abbiamo toccati quando si sono succedute le singole interpretazioni, a seguire ad una bella canzone, con i musicisti che si sono lasciati andare ai loro suoni, improvvisando e “ricamando” sul proprio strumento, ognuno dando del proprio meglio. Fino all’alta interpretazione della canzone "libero nell'aria", la più conosciuta del nuovo album: “sul sentiero”. L’emozione, ieri sera, ha coinvolto, ne sono sicuro, sia lui che tutti i musicisti. E ha stregato il pubblico.
Official web site www.sergiocammariere.com
Con una mano danno ... e con due prendono!
Ovvero la comunicazione e la furbizia legislativa.
Dal prossimo martedì, primo febbraio, scatteranno una serie di sostanziosi aumenti riguardanti le imposte di bollo, concessioni governative, registro, diritti catastali, ipotecarie e chi più ne ha più ne metta. Per rendere più “leggera” la manovra, essa verrà ripartita in due fasi successive, la prima scatterà – come ho già detto – da martedì; mentre la seconda, di cui ancora non si conoscono le proporzioni – dal 1° giugno prossimo.
Tutto questo in realtà già si sapeva, perché contenuto nella manovra finanziaria 2005; ciò che non si conosceva, anche se il sospetto c’era, era la portata degli aumenti. Infatti, solo con un decreto legge varato ieri, si è scoperto l’arcano della portata degli aumenti. Circa il 30% in più, mediamente. Sembra poca cosa se si rapporta alle cifre su cui andrà ad incidere, ma non è per niente così. Anzi, è esattamente il contrario. Questi aumenti incideranno in maniera indiscriminata su tutti: dalle famiglie, alle imprese, alle associazioni, le persone, le società, insomma tutti coloro che in qualche modo “operano” nella vita di tutti i giorni. Gli aumenti principali incideranno, per ora, principalmente sugli atti di compravendita di immobili, sulle vendite di natanti, sul porto d’armi, sulle vidimazioni, gli atti da inviare in Camera di Commercio, sui contratti di comodato di immobili, sulle locazioni, affitti, sulle consultazioni catastali, ipotecarie, sugli atti societari, licenze di pesca, contenzioso tributario, brevetti, successioni etc etc…. Insomma su una moltitudine di atti che riguardano tutti i cittadini, chi più, chi meno. Dal prossimo giugno aumenteranno invece le marche da bollo (già aumentate nello scorso luglio), le marche sui passaporti, cambiali, assegni, tv, cellulari, passaggi di proprietà delle auto, etc etc. E fin qui i dati oggettivi.
Ora invece qualche mia piccola considerazione.
Dal varo della finanziaria sino ad oggi, abbiamo assistito ad una comunicazione continua, con relativo sbandieramento ai quattro venti, di una riduzione delle tasse agli italiani. Vero. Anche se la riduzione non è per tutti e, comunque, incide in maniera diversa (su il sole 24 ore on line una pratica guida per verificarne la portata QUI ). Con le buste paga di questo mese si sono visti i primi effetti. E con esse la relativa campagna mediatica: tutti i giornali e le tv hanno riportato interviste e commenti vari. E gli italiani sono contenti!
Anche se, dal rapporto 2005 dell’Eurispes , risulta un forte pessimismo dei cittadini verso il futuro. Dati, riportati, commentati (una piccola rassegna QUI , QUI , QUI, QUI e QUI ) e contestati proprio in questi giorni. Non conosco i sondaggi sulla politica (e poco me ne importa), ai quali si attribuisce sempre una crescente importanza ai fini elettorali e del gradimento delle scelte politiche. Ed il governo tiene. Grazie anche ad una ben congegnata campagna di comunicazione. Da una parte si riducono le imposte agli italiani e lo si comunica. Dall’altra si varano nuovi e consistenti aumenti e poco si dice. I giornali, ad eccezione de “il sole 24 ore” e pochi altri, non fanno alcuna menzione a questa notizia. E’ una di quelle notizie tecniche la cui portata non è esattamente “per tutti”. Ha poca visibilità. Così come la portata di tali aumenti può risultare “modesta” se valutata nei singoli casi. Nei grandi numeri però non è così: il gettito previsto da questa misura è pari a 1.120 milioni di euro per il 2005! Che usciranno dalle nostre tasche. E nei prossimi anni sono già previsti altri aumenti. Ce ne accorgeremo, in particolare, quando dovremo comprare una casa o registrare un contratto di locazione (o una delle tante altre attività che ne sono interessate). Un’altra considerazione riguarda la tempistica e la portata degli altri aumenti previsti: quelli più “visibili” – che cioè i cittadini li percepiscono immediatamente – sono stati posticipati a giugno (le marche da bollo, le concessioni governative, le marche per i passaporti, per i passaggi degli autoveicoli etc etc). Chiaro! A dopo le elezioni regionali…
Tanto per capire meglio la furbizia legislativa e comunicativa di tali provvedimenti, mi ricollego al testo della finanziaria 2005 (l.300/2004), in cui, al comma 300, contenente la previsione di tali aumenti delegati al Ministro dell’Economia, essa prevede un “aggiornamento in base agli indici Istat”, cioè quelli riferiti all’aumento del costo della vita; così - all'epoca - lasciando tutti tranquilli, se aumenti ci saranno, saranno sulla base dei dati dell’inflazione. Bene: Anzi no, male. La norma infatti prevede al passaggio successivo una frasetta che recita più o meno così “e comunque tali da assicurare un gettito pari ad euro 1.120 milioni di euro ….”. Insomma era tutto ben congegnato e architettato e chi aveva già letto bene allora la norma, aveva ben capito di che si trattasse! Si stava solo ad aspettare il provvedimento. Ed è arrivato: + 30%.
La comunicazione ha fatto il suo corso: ciò che è passato sin dallo scorso dicembre è stato il messaggio della riduzione delle tasse; ciò che non è passato e non sta passando è l’aumento!
Furbizia legislativa e comunicazione. Ma tutto questo è insito nel “gioco” della politica.
La mia non vuole essere una posizione aprioristicamente “contro”, mi limito solo a constatare che siamo presi tutti per i fondelli. Se la coperta è troppo corta è evidente che qualche parte resterà scoperta! Se non ci sono soldi è evidente che non si possono diminuire le tasse senza avere una contropartita che vada a coprire il gettito mancante. Ma quel che mi fa veramente incazzare è che siamo presi per deficienti. Considerati come una popolazione con un’attenzione “pari a quella di un alunno di seconda media e nemmeno tra i migliori”! Insomma un popolo di… pecore?
E’ troppo chiedere chiarezza di intenti, di obiettivi e di comportamenti a chi ci governa? E’ troppo chiedere di non essere considerati come “un gregge di pecore con poca attenzione? E’ un interrogativo ed un invito a chi ci guida e a chi ci guiderà, che sia di destra che di sinistra.
P.S. Lo so che questo post è fuori dal tema principale dei viaggi, ma il cambiamento è anche fatto di queste riflessioni ![]()
Aggiornamento della Photogallery
Nuove fotografie sul Fotoalbum.
Ho aggiornato il fotoalbum con tante nuove fotografie su Cuba, con l'aggiunta di un breve filmato di uno spettacolo in uno dei locali più conosciuti della capitale. Nei prossimi giorni pubblicherò altre fotografie e non mancherò di segnalarlo. In questi giorni si stanno verificando alcuni problemi di visualizzazione dell'album fotografico, dipendenti da qualche problema tecnico sugli apparati del gestore dei servizi. Spero che sia solo un problema temporaneo e di immediata risoluzione. Oggi ho provato e si vedeva bene. Qui la Photogallery
A questo o a quel supermercato? Dipende dal colore... politico


Negli Usa a più di due mesi dalle elezioni presidenziali gli elettori – in questo caso consumatori – si dividono anche per le proprie spese in funzione della loro idea politica: un elettore democratico, che ancora non accetta la riconferma di Bush a Presidente, preferisce fare acquisti presso aziende filodemocratiche, anziché in altre considerate filorepubblicane. Così i democratici preferiscono gli ipermercati Target a quelli di Wal-Mart , per non trovarsi a fare la spesa in mezzo a tanti repubblicani. Allo stesso tempo si divide la simpatia per i marchi a seconda del colore politico a cui vengono associati: Coca Cola o Ford più apprezzati dai repubblicani, mentre Microsoft, Intel o Ibm dai democratici. Sembra poco verosimile ma è quanto ci dice una ricerca di mercato condotta da Marian Salzman – guru internazionale del marketing – che ha condotto la ricerca su un campione equamente distribuito fra Stati dove ha vinto Bush (red States) e Stati dove ha prevalso Kerry (blue States), con la finalità di capire i riflessi della continua opposizione fra democratici e repubblicani nei comportamenti di spesa degli americani.
E’ chiaro che la ricerca ha avuto anche altri risultati e altre analisi, ma quella appena segnalata mi è sembrata particolarmente curiosa. Mi resta comunque una strana impressione....
Photogallery
Photogallery
E' on line la mia Photogallery
Ho passato un po' di tempo a creare un fotoalbum con tante fotografie di alcuni miei viaggi. Non è un lavoro completo, mancando moltissime fotografie di tanti viaggi le cui foto non le ho ancora passate in formato digitale. Con il tempo incrementerò l'album fotografico con tante altre immagini di altrettanti luoghi. Per ora ho inserito solo alcune categorie: Maldive, Seychelles, Usa, Cuba, Italia, Francia, Indonesia. Solo quelle relative alle Maldive e alle Seychelles posso dire che siano abbastanza complete; le altre categorie sono ancora da terminare. Nei prossimi giorni aggiornerò Cuba, visto che ho un gran quantitativo di foto in digitale, per poi passare a completare le altre. Infine, con maggior tempo disponibile, inizierò a lavorare anche all'inserimento di altre categorie di tante altre località, vicine e lontane. Alcune fotografie le ho già postate precedentemente su questo blog e su BornToTravel. Questo è l'inizio di un più significativo cambiamento, già annunciato, di appuntidiviaggio
. Per visitare la mia Photogallery clicca QUI
Divieto di fumo anche a Cuba

Anche a Cuba scatta il divieto di fumo nei locali pubblici. Cade anche l'ultimo baluardo del fumo libero: "Dal 7 febbraio prossimo, accendere la sigaretta ed il sigaro sarà proibito nei teatri, negozi, bus, taxi ed altre aree pubbliche, secondo quanto stabilisce un'ordinanza pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dal Ministro del Commercio. Il fumo sarà inoltre bandito nei ristoranti, fatta eccezione per quelli che hanno riservate ai fumatori." La notizia riportata dall'agenzia ADN Kronos fa perdere ogni speranza anche a tutti quei fumatori che pensavano di fuggire temporaneamente per andare in un Paese di fumatori liberi. Ebbene, rinunciateci! Evidentemente la riapertura del dialogo e dei rapporti diplomatici di Cuba con l'Europa ha fatto sì che Sirchia si sia subito schierato per un'applicazione universale della sua legge italiana anche oltre i confini nazionali.
Visto che sono stati oltre duemilioni i turisti in visita a Cuba nello scorso anno, dei quali moltissimi italiani, il nostro ministro ha pensato bene di tutelarci anche oltre frontiera parlandone con il comandante Fidel che, suo malgrado e con un Cohiba in bocca (anche se pare che abbia smesso si fumare anche lui), per l'amor di dialogo, ha accettato la proposta di emanare un legge analoga alla nostra anche nel suo Paese
. Certo che non sarà facile per il Paese che ha una lunga tradizione nella produzione dei migliori sigari del mondo applicare la nuova legge. A parte che a Cuba non saprei proprio dire se e quanto sarà rispettata
P.S. ovviamente Sirchia non ha parlato con Fidel
. La foto è di Cubanite
Influenza
Con questo freddo mi ritrovo da una settimana in sgradita compagnia di un' influenza che non ha proprio voglia di lasciarmi. Io cerco di sfuggire alle sue grinfie, ma lei, imperterrita, non ne vuole proprio sapere di andarsene. Evidentemente si trova bene con me, anche se io la tratto male. Mi prendo di tutto per non farla sentire a suo agio, ma non c'è niente da fare. Adesso mi sono messo a scrivere qualcosa, visto che è momentaneamente distratta. Anzi, proprio adesso che si è distratta cercherò di sbatterla fuori di qui definitivamente. Chissà, se la prendo alla sprovvista forse ci riesco... ![]()
P.S. Ho bisogno di sole e di caldo ![]()
L'immagine è tratta dal sito www.tempomedico.it
E l'ultimo desiderio?
Ci siamo: da lunedì prossimo scatta il divieto di fumo in tutta Italia ( a Bolzano no! Ma non era per tutta l’Italia? Ah no, quelli sono autonomi! Sono parzialmente esteri. No sono italiani, ma italiani diversamente organizzati.)
Da lunedì sarà la svolta epocale – al grido di “dagli all’untore” - la lotta senza quartiere ai fumatori e il nuovo il proibizionismo saranno tra noi. Il nostro legislatore, papà degli italiani, si è incazzato e adesso, dopo averci detto come dobbiamo camminare sulle strade, dopo averci rimproverato per come mangiamo, dopo averci detto che dobbiamo correre di più, adesso si incazza perché fumiamo! “No. Questo non te lo posso permettere proprio” e non è un rimprovero o una raccomandazione, è categorico: “No, al chiuso (ancora per poco) non si fuma. E da adesso ti dico io come ti devi comportare e vivere!” O così o pomì! Tutti allineati e coperti. L’esempio da seguire sono i calciatori, dobbiamo essere tutti come i calciatori: belli, in perfetta forma, ricchi e famosi. Tutti alti biondi con gli occhi azzurri. No, ma che dico? quello era un'altra idea. Adesso dobbiamo essere tutti in perfetta salute, con un fisico atletico, in perfetta forma, con un sorriso smagliante, levigati, ritoccati. E con i capelli.
Inizia così la storia della nuova generazione di italiani, la loro metamorfosi: italiani uber alles. I nuovi italiani nati dai mille divieti e dalle mille leggi. I diversi avranno di che preoccuparsi.
Cambierà anche il nostro modo di vivere e di lavorare.
Al bando tutto ciò che evoca il fumo, dai film alle pubblicità, a qualsiasi idea o richiamo ad esso. Nasce il periodo della nostalgia di H. Bogart, delle discoteche affumicate, dei casinò, dei bordelli, di W. Churchill e del Che, dei circoli del fumo, dei ristoranti…
Si afferma il periodo del salutismo forzato. Delle leggi pedagogiche del papà legislatore (che tra non molto ci dirà pure quanto e come scopare! Ohps..), con i carabinieri in truppa contro i fumatori nei locali pubblici. Già lo vedo il brigadiere all’esterno, con la sigaretta in bocca (ma possono fumare in servizio?), che multa il fumatore reo di aver fumato al chiuso ( ma stì poveri carabinieri non li potevano utilizzare per altro di ben più importante?);
Basta con la sigaretta nei locali. Tutti fuori sul marciapiede a fumare. E allora:
- uffici all’aria aperta, sotto ai gazebo, nel parco, fuori ai balconi, sui marciapiedi, tutti armati del proprio corredo da fumatore, tutti collegati con la rete wi fi, il cellulare, il cordless, il tavolinetto portatile, la sediolina pieghevole, la valigetta, il cesto con il thermos, la colazione, la tovaglietta, come in un pic nic. E un pacchetto di sigarette.
- aumenteranno le vendite di cabrio, almeno anche in macchina si fuma senza nessuna rottura …
- aumenteranno le discoteche all’aperto, con orario continuato dalle 6 di mattina a mezzanotte (sennò non ci va più nessuno perché tanto anche per ballare ci sono orari prefissati dal papà!);
- riapriranno i drive in, e tutti con le cabrio guardando un film e fumando un cubano;
- faranno i casinò all’aperto o faranno S. Remo, Venezia e Campione in versione cabriolet?
- riapriranno le case chiuse, ma non quelle della Merlin, quelle dei fumatori che finora sono sempre usciti da casa per divertirsi e adesso lo faranno a casa con vari turnazioni fra il network dei fumatori con casa aperta;
Insomma il fumatore sarà come un diverso, un appestato. “Stronzo! Hai deciso di fumare? E allora non hai più diritto alla salute. Anziché fumarti una sigaretta in santa pace, per puro piacere, se vuoi fumare stattene chiuso in quel gabbiotto insieme ai tuoi simili e invece di fumarti una sola sigaretta, fatti il pieno e con fumo attivo e passivo, riempiti i polmoni del fumo di cento sigarette.” Vaffanculo! E io fumo fuori dal gabbio, e fammi la multa che tanto non me ne frega niente! Se mi prendi! Insomma, come negli aeroporti e nei locali americani, come a Bangkok, come … in Italia da ora!
E poi perché solo i fumatori come degli appestati? Estendiamo il divieto agli influenzati, ai malati, ai petomani, a chi gli puzzano i piedi, ai lebbrosi e a tutti gli untori. Consentiamo di vivere normalmente solo ai “normalizzati”?
Oppure all’ingresso dei locali pubblici, oltre ai metal detector avremo il peto detector, l’nfluenza detector, il fumo detector, il tutto diagnosi detector? e prima di entrare, tutti in fila apassionatamente, come le mucche pazze e i polli della sars a subire i controlli prima di entrare.
E si eh! Perché non sono mica solo i fumatori i nuovi untori. I fumatori giustamente reclamano l’uguaglianza di trattamento con gli altri untori. Quindi …detector per tutti!
E’ la politica del tutto contro tutti: fumatori contro non fumatori; imprenditori contro professionisti; autonomi contro dipendenti; nordisti contro sudisti in un gran calderone brulicante dove tutti litigano con tutti e la politica si fa con i sondaggi alla ricerca di una sempre maggiore quota di mercato. Ohps! Ma che dico? Mica si parla di quote di mercato in politica, semmai di consenso. In politica non si guarda ai vari target ma alla collettività; non si pensa all’interesse del particolare ma a quello comune; si fanno progetti, programmi, studi, si argomentano, ci si confronta. Si costruisce. No, quella è un’altra politica, è un’altra cosa, adesso si fa così con la politica e il marketing che vanno a braccetto insieme ai sondaggi e alle ricerche di mercato.
Per ricreare la pax sociale è sparito anche il calumet della pace.
E per l’ultimo desiderio?
Chiarimento. Io sono un border smoker (che non vuol dire un cazzo ma fa figo) – un fumatore di confine – un anomalo tra gli anomali. Quello che fuma per piacere, che quando fuma se la gode e fuma poco, non è incallito. Tra le cinque e le sei sigarette al giorno. Quello che fuma fuori al balcone, che non fuma al ristorante, in aereo, in treno, nei negozi. Quello al quale il fumo, da fumatore, dà fastidio. Quello che è visto peggio perché non si schiera né con gli uni né con gli altri, ma che riconosce entrambe le ragioni.
Intanto l’associazione fumatori e non fumatori tolleranti propone il party dell’ultima sigaretta
Carnevale... ne parliamo da adesso?
Carnevale di Venezia dal 28 gennaio all'8 febbraio 2005
Ancora non è arrivata la Befana e già pensiamo al Carnevale? Ebbene si, se il Carnevale è quello di Venezia conviene pensarci in anticipo. Già ne parlai lo scorso anno - QUI (da leggere non tanto per il post ma per alcune considerazioni utili), QUI , QUI e QUI alcune mie fotografie - immediatamente dopo aver trascorso dei bellissimi giorni in una splendida città che organizza un magnifico Carnevale. Uno dei più belli del mondo. Anche le cose magnifiche e le splendide città però, per farti trascorrere dei bellissimi giorni, richiedono un prezzo da pagare. E a Venezia i prezzi sono cari. Specialmente per il Carnevale (un buon affare per i veneziani). Ecco perché ne parlo con un certo anticipo, in modo tale che chiunque volesse farci un salto, un ballo, una visita, una festa, possa pensarci prima. Se andarci e organizzarsi o starsene a casa. Io direi che andarci è certamente una bella esperienza. Nel dubbio è bene informarsi. Su tutto. Per avere le idee più chiare: il sito sul Carnevale di Venezia, con tutte le info sul programma, gli eventi, le feste private, la storia, le foto etc. Il sito del Comune di Venezia, con molte utilità su come muoversi, sugli alberghi, le manifestazioni ed il calendario degli eventi. Ulteriori informazioni sugli hotel, anche con prenotazioni on line, visite virtuali, prezzi, offerte QUI. Altri link utili: una piccola guida per muoversi a Venezia QUI ; un portale dedicato alla città lagunare QUI ; per mangiare e bere QUI ; QUI un sito su bar, pub e altri locali. Infine, per risparmiare, si potrebbe scegliere una sistemazione in località vicine a Venezia, come Mestre (per gli hotel e le info vedi gli stessi siti già segnalati), o anche Chioggia (sul sito Tuttochioggia.it informazioni più dettagliate). Anche se .. restare al centro è un'altra cosa. Ecco perché un post sul Carnevale prima della Befana. ![]()
Questa notte avrei voluto essere a Parigi

Questa notte avrei voluto essere a Parigi
Davanti al pc, con la musica che suona piacevoli musiche sudamericane, improvvisamente sento la sensazione, riaffiorano i ricordi e sale in me la voglia e la nostalgia di ritrovarmi a Parigi. A rivivere nuove emozioni e piacevoli serate. Camminare lungo gli Champs Elisèe, ora illuminati a festa, il freddo pungente che mi lascia pensare ad una piacevole compagnia, stretti lungo il cammino, fra i cappotti e le sciarpe che si confondono, i nostri profumi confondersi ai mille altri della notte, i nostri sguardi intriganti che si incontrano e, da soli, dicono tante cose. Nasce il sorriso sulle nostre labbra.
Mi immagino i sapori del mare, in una delle tante brasserie lungo le vie, la musica che ci accompagna e le nostre piacevoli chiacchiere ad un tavolino. La gente ci circonda, ma è come se non esistesse nessun altro, sono solo un piacevole contorno, come i fiori in una tavola, niente che possa disturbare i nostri sguardi e i discorsi felici. Le luci della strada, come una lunga guida, ci scortano verso la meta. L'atmosfera soffusa, gradevole, quasi avvolgente, un pianoforte che suona. Un altro piccolo attimo di gusto, per brindare a noi, per farci sentire più vicini e avvicinarci di più all'intimità, fianco a fianco sul rosso divano. La mia stanza, la tua stanza. Il pensiero vola. L'attimo di esitazione si spegne quando sento il frizzante sapore del vino sulle tue labbra. Ed è solo un attimo. Ci ritroviamo abbracciati, nella calda intimità del tuo letto, la mattina al sorger del sole.
Ma è solo un pensiero, un sogno, in una fredda notte davanti al pc.
P.S. questo post lo ripropongo su Appuntidiviaggio dopo averlo pubblicato su Il Ghiro nella teiera qualche settimana fa, prima dei cambiamenti del Ghiro, dipesi da problemi tecnici.
American brand
Inizio con un post decisamente diverso dal solito, per il cambiamento di Appuntidiviaggio.
Inizio a parlare di Brand, cioè di Marchi. In particolare dei marchi americani, di quei marchi che finora hanno sempre evocato l’idea del successo, della libertà, dell’affidabilità della società americana e del sogno americano: The American Dream. Ciò a cui si sono ispirati i sogni e non solo i sogni ma anche il business di intere generazioni, compresa la mia.
Una interessante ricerca internazionale di GMI, Global Market Insite, sul quale segnalo (riportandone alcune considerazioni) un bell’articolo di Elisa Pavan sul quotidiano ItaliaOggi, del 31.12 u.s., condotta su 8.000 consumatori di 8 paesi (Canada, Cina, Germania, Francia, Giappone, Russia, Regno Unito e Stati Uniti), evidenzia una certa difficoltà dei marchi made in USA a mantenere la propria immagine sui mercati internazionali ai livelli finora mantenuti (leggi Qui le tabelle della ricerca e Qui le analisi ).
Più precisamente la ricerca evidenzia come sia in atto un cambiamento collettivo dei consumatori nei confronti dei marchi di aziende americane. Quel che finora è stato vissuto come l’espressione di un mondo libero, progredito, aperto, molto glamour, cool; che ha portato generazioni e Paesi a consumarne i prodotti di quel mondo diverso, affascinante, oggi inizia a piegarsi, a scricchiolare proprio dalle sue fondamenta. Quel sentimento diffuso di libertà, progresso che gli USA hanno sempre evocato, oggi inizia a risentirne principalmente per la sua politica estera (vedi tabelle). Questo mi lascia pensare che l’idea diffusissima in Europa di una politica americana troppo “americacentrica” sia molto più vasta di quel che si potesse pensare. Anche se, durante la campagna per le presidenziali USA, questi sentimenti si erano già ben manifestati in tutta Europa, ma non si immaginava una diffusione su più vasta scala.
Proprio quei principi di liberismo economico, base e sintesi di ideali e valori fondamentali degli USA e del suo successo, possono risentire del peso di una politica non condivisa dai semplici cittadini passando dall’evocare valori di libertà a quelli di arroganza ed egoismo, parificandoli ai suoi comportamenti politici per come sono visti e vissuti dalla gente. I marchi americani perdono smalto anche perché l’idea che evoca oggi l’America di Bush non è più quella di libertà ma è quella dell’arroganza (vedi tabelle ): il 79% degli intervistati non ha fiducia nel governo degli USA ed il 50% dubita delle sue aziende. Il rischio che inizia a profilarsi è quello di un boicottaggio dei consumatori: già il 20% degli intervistati ha dichiarato di aver deliberatamente deciso di non acquistare prodotti made in Usa proprio per manifestare la contrarietà alle scelte sue politiche (vedi le tabelle segnalate).
Le aziende iniziano ad accorgersene e a ragionarci su, alcune già stanno trovando nuovi metodi per restituire smalto all’immagine degli Usa, dei suoi cittadini e delle sue aziende.
L’articolo della Pavan riporta però anche delle altre interessanti considerazioni:
Allyson Stewart-Allen, scrittrice di materie economiche, sostiene che “il limite delle compagnie americane è che mostrano poco rispetto ed attenzione nei confronti delle altre culture, imponendo il modo americano di agire anche sui mercati internazionali. Così facendo rischiano di perdere la fiducia dei consumatori”. E non si ferma qui, continua dicendo “ Per mantenere la loro quota di mercato nel prossimo anno, i brand dovranno prendere le distanze dal loro essere americani, separare la loro immagine dal governo federale e dalla sua impopolare politica estera”.
In realtà queste conclusioni non mi sorprendono più di tanto, semmai sono una conferma di ciò che io, nel mio piccolissimo, già pensavo da tempo e così tante altre persone. Gli Usa stanno perdendo charme, non riescono a mantenere nella gente l’idea di un Paese guida, che abbia rispetto degli altri mondi e delle altre culture. In epoca di globalizzazione, questo non è un bel segnale, specialmente perché non proviene solo da una parte del mondo, l’Europa, ma anche da Paesi con tradizioni e cultura simili, il Canada, così come anche tra i Paesi più industrializzati, Giappone, e Paesi emergenti, Cina e Russia, figuriamoci quali sentimenti possono esserci in altre aree meno avanzate che ancor di più subiscono le influenze americane, specialmente nella zona dell’ america latina.
A questo punto, provo ad immaginare qualche altro scenario, riguardante in particolare i marchi d’impresa, alla luce di queste nuove tendenze.
Come potranno essere i nuovi brand? Viste le tendenze attuali, le mode, di cui le aziende per i propri marchi si nutrono, sarà tendenzialmente inferiore l’uso di marchi che evocano l’immagine dell’America. Inevitabilmente questo comporterà una diminuzione anche dell’uso di termini anglofoni nei marchi, anche e specialmente per tutte quelle aziende che li utilizzano solo come una specie di must irrinunciabile, a scapito della lingua propria proprio per dare un maggior senso di internazionalizzazione. Altrettanto da evidenziare è il fenomeno della crescita, in particolare negli Usa, dell’uso della lingua spagnola, ormai arrivata, in proiezione, a superare quella propria; ad un suo uso mondiale particolarmente diffuso; ad un suo sempre crescente appeal, anche per la simpatia che essa evoca nell’immaginario della gente: per lo stile di vita dei paesi latini; per la musica sempre più diffusa e apprezzata; per le fantasie e i suoni di quest’idioma; per l’uso generalizzato in Paesi economicamente provati ma che suscitano simpatia e apprezzamento nella gente, come il povero alla stregua del grande e del vincitore; per una indefinita collocazione geografica di provenienza ma allo stesso tempo abbastanza internazionale. Immagino per questi e per altri motivi una crescita di marchi d’impresa di taglio latino: la nascita di un latin brand o, meglio ancora, di una “marca latina”. In questo scenario l’Europa può fare molto per affermare i propri marchi, la stessa Italia, Paese Latino, può ben pensare di inventare nuovi marchi latini ma, allo stesso tempo, molto italiani. Quelli strettamente italici saranno sempre ben presenti, pronti ad evocare qualità e moda, ma con poche caratterizzazioni internazionali per quel che riguarda le aziende oltre la moda. In attesa di altre evoluzioni.
Aspettando il Chino Brand (?)
Anno nuovo, argomenti nuovi
Ebbene si, con il nuovo anno rinnovo Appuntidiviaggio. Da oggi non parlerò più solo di viaggi ma anche di tante altre cose di cui mi piace parlare. Ciò non significa che abbandonerò il tema dei viaggi, tutt’altro! Proprio su questo argomento ci sono in cantiere ben altre novità… che ancora non dico.
Appuntidiviaggio lo rinnovo arricchendolo di argomenti, i più disparati, quelli di cui momento per momento mi sentirò di parlare, penso anche con un certo spirito critico. Ci sono tante cose che mi fanno riflettere, mi fanno incazzare, ragionare e gioire, quindi ho pensato di parteciparle con chi vorrà passare di qui per leggerle e, magari, anche per commentarle, non necessariamente per condividerle ma, almeno, per dialogare e confrontare diversi modi di pensare.





Ultimi commenti