Carnevale di Venezia 2004
Quest’anno, per la prima volta, sono stato a Venezia durante il suo famoso Carnevale. Non piacendomi particolarmente questa ricorrenza , non ho mai avuto l’idea di andarci. Devo decisamente ricredermi. Il Carnevale di Venezia, a ragione, deve considerarsi unico. Non si tratta della solita festa in cui la confusione, le maschere posticce, la cattiva abitudine di tirare di tutto diventano protagonisti. Non è neanche quel tipo di festa dove sono le sfilate dei carri allegorici a dominare l’attrazione. Questo Carnevale è una cosa diversa, i protagonisti sono le persone che, con la ricercatezza dei costumi, delle maschere, delle feste - private e in piazza – creano una sana atmosfera di festa . E’ una festa sentita, con una vasta partecipazione e coinvolgimento di tutta la città, insieme a gente che arriva da ogni dove. E’ anche un bel business, chi lo nega, ma sono bravi loro a mantenerlo così interessante. Si nota la cura con cui la città si prepara; i cittadini ed i turisti che si dedicano alla cura del proprio costume. Abiti del ‘600, ‘700 e ‘800, riproduzioni fedeli e a volte anche originali; maschere curatissime, accessori e trucchi ricercati. Anche quando si fanno costumi “fai da te” si cura sempre il particolare. E’ così che nasce un ambiente curato, dove chi vuole, può sfoggiare la sua creazione e chi non vuole, può ammirarne i risultati e partecipare alla festa. Il nostro primo impatto è stato sin da subito di coinvolgimento. Ci siamo lasciati trascinare dall’aria di festa. Così, dopo un primo momento di ambientamento, abbiamo deciso di travestirci anche noi. Pensavamo inizialmente ad un costume d’epoca, che fosse però un unico tema per il nostro gruppetto. Ci rivolgiamo ad alcune aziende specializzate nel noleggio di costumi. Guardiamo, ci informiamo, valutiamo, misuriamo, ma non ci convinciamo di quello che ci propongono. La voglia di travestirci però cresce fra noi. Stiamo per decidere di noleggiare alcuni costumi in stile settecentesco. Ci ripensiamo rapidamente quando ci presentano il conto che dovremmo pagare. Il cavallo qui è molto alto (ndr. è una mia espressione per dire che costa molto). Ma dico veramente cifre esagerate, per noleggiare, in fondo, un costume per 24 ore! Tanto per non fare cifre, si possono raggiungere somme, per noleggiare un costume due giorni, pari a quelle per fare una buona settimana bianca. A dir la verità, da sempre, Venezia è una città mediamente più cara delle altre località italiane. Ma tutto questo non ci scoraggia. Siamo sempre decisi a trovare dei bei costumi. Vogliamo partecipare attivamente a questa piacevole festa. Andiamo in giro per negozi alla ricerca del nostro costume. Fra una calle e l’altra, un negozio e l’altro, troviamo quello che può fare al nostro caso. Ci inventiamo una vestizione con una bella maschera ed una lunga mantella nera. Devo dire che abbiamo fatto impazzire un tantino le commesse che ci hanno seguiti, fra richieste particolari, colori, modelli e maschere. Riusciamo però nel nostro intento, abbiamo fatto fare quattro costumi e quattro maschere secondo le nostre idee e con un unico tema. L’ultima maschera ce la realizzano lì per lì! Siamo – infine - soddisfatti, possiamo partecipare anche noi al Carnevale da protagonisti. Abbiamo i nostri costumi (nostri nel senso che non abbiamo noleggiato ma comprato i costumi); abbiamo risparmiato un capitale rispetto a quelli di noleggio e, udite, udite, abbiamo avuto anche lo sconto! Indossiamo, contenti, i costumi e ci avviamo verso S. Marco. Sin da subito ci rendiamo conto che facciamo un bell’effetto. Uscendo dai vicoli dove abbiamo preso i costumi, finalmente mascherati, notiamo intorno a noi un interesse crescente via, via che ci avviciniamo alla zona clou del Carnevale. E’ proprio qui, in Piazza S. Marco, insieme ad una moltitudine di costumi e maschere, che restiamo sbalorditi. Il nostro gruppetto attira moltissima gente. Non riusciamo a camminare perché in moltissimi ci richiedono foto. Intorno a noi si formano capannelli di turisti con le loro brave fotocamere, videocamere; qualche fotografo con la sua attrezzatura professionale; troupe Tv. . Ci fotografano e ci filmano da tutte le parti. Non riusciamo a crederci. Ridiamo e ridiamo! Anche altre maschere si aggiungono a noi (proprio quelli vestiti con gli abiti settecenteschi che noi volevamo! Che fra tanti presenti diventano quasi normali). I nostri costumi hanno fatto una gran bella figura. Abbiamo realizzato qualcosa che piaceva a noi, ma non avremmo mai creduto che proprio a Venezia, riconosciuta città delle maschere, potevamo suscitare un qualche interesse. Scherziamo e ridiamo tra noi, passeggiamo e ci sentiamo, con gli altri, protagonisti di un bellissimo Carnevale, tra musica, balli, belle maschere e costumi. Passiamo delle bellissime giornate e altrettanto belle serate. Peccato che il tempo non sia stato particolarmente clemente. Arrivederci Venezia, ad un altro Carnevale.
Le foto ci ritraggono con i nostri costumi. Nota Grazie Giusec
Cicloni

I Cicloni
Uno dei fenomeni meteorologici, a volte devastante, che si può abbattere nei paesi caraibici è quello di Cicloni. Specialmente negli ultimi anni ce ne sono stati alcuni che hanno distrutto intere zone. Il periodo dell’anno in cui possono manifestarsi con maggiori probabilità è fra settembre e ottobre. Ho avuto modo di vedere solo i danni prodotti da un ciclone, quello del 2000, ma chi si fosse trovato in quelle zone ha vissuto certamente una bruttissima esperienza. In molti paesi comunque hanno imparato a “conviverci”, almeno con quelli meno potenti, e si sono attrezzati, principalmente seguendo una serie di norme comportamentali che, in qualche misura, riescono a limitarne i danni.
Quando si ha notizia dell’arrivo di un ciclone, innanzitutto la gente provvede a barricare completamente la propria abitazione, sprangando porte e finestre (magari chiudendole completamente dall’esterno con delle strutture ad hoc); ovviamente si guarderanno bene dall’uscire di casa e, i meno fortunati, quelli che non hanno delle abitazioni in strutture “a prova”, verranno per così dire “ospitati” da alcuni centri di accoglienza in strutture pubbliche, organizzate al momento. Bisogna tener conto che in quei paesi, dove non c’è un benessere diffuso, molte persone vivono in abitazioni precarie. Chiaramente, viene limitata l’energia elettrica (in alcuni casi completamente staccata), e fin quando l’ondata non è passata, si dovrà stare segregati al chiuso. Quando si organizza un viaggio è sempre utile avere una previsione climatica sul luogo di destinazione e, magari, verificarne i vari stati d’allerta . Certamente non è la normale pioggia che può impensierire, ma è un utile accortezza per evitare (nei limiti del conoscibile), che la vacanza si possa trasformare in una brutta esperienza. Qui un interessante articolo. Nella foto, tratta dal web, l’immagine di un tornado.
Santo Domingo

Una serata a Santo Domingo
Sottotitolo: “la pozione magica”.
Era pomeriggio quando ci avviammo in pulmino verso Santo Domingo, dopo aver trascorso qualche giorno di relax in un villaggio “all inclusive” sulle spiagge di Punta Cana.
Avevamo voglia di testare la vera vita della città caraibica. Fino a quel momento fu come vivere alla finestra e chi, come me, vuole sentirsi coinvolto, riesce a resistere poco senza lasciarsi andare.
Così iniziammo a vivere l’avventura dominicana. E fu, sin dall’inizio, qualche cosa di atipico per noi.
Una delle caratteristiche dei popoli latini che più di ogni altra mi entusiasma è la loro spontaneità e semplicità con cui vivono qualsiasi cosa, in particolare tutto ciò che è natura. Ancora oggi dopo aver visitato vari Paesi, anche più volte, riesco a sorprendermi per tanti loro atteggiamenti.
Fra un merenghe ed una rumba, che l’autista teneva a palla nel suo impianto hi fi, il viaggio proseguiva lentamente con un entusiasmo crescente via via che ci avvicinavamo alla meta. Ci accompagnava un ragazzo olandese che, da tempo, viveva a Santo Domingo. Insieme a noi viaggiavano alcuni dominicani che rientravano in città. Tra loro anche alcune belle ragazze mulatte che, al ritmo di musica, tenevano alto l’umore di tutti i viaggiatori. Anche se a qualcuno non piaceva si doveva comunque adattare. Ma, a dire il vero, nessuno si lamentò, anzi un po’ tutti si lasciarono coinvolgere da quell’atmosfera allegra, era come trovarsi in un’ambiente tipo quello che alcuni spot pubblicitari descrivono in maniera fantasiosa, invece era vero.
Curiosamente, nel bel mezzo del viaggio, in una strada paragonabile ad una nostra strada di campagna e non ad una principale, una delle ragazze dominicane si sofferma a parlare con l’autista che, senza batter ciglio, si ferma qualche centinaio di metri avanti. In aperta campagna, al buio, soli. Non ci sono mica gli autogrill. Lei, nel suo bel vestitino in stile anni cinquanta, avvolgente ai fianchi e con la gonna scampanata e corta fino al ginocchio, con fare disinvolto e sempre al ritmo musicale, scende dal bus e, ben visibile a qualche metro da noi, si alza il vestitino, tira giù le mutandine e si lascia andare ai suoi bisogni fisiologici. Con una naturalezza e spontaneità, come se avesse fatto la cosa più naturale del mondo, come masticare un chewing gum.
A ripensarci, continuo a chiedermi se non avesse ragione lei!
In verità qualcosa di analogo mi è capitato anche a Cuba.
Arrivammo così a Santo Domingo, stanchi e affamati. Ognuno prese la sua strada. Con l’amico olandese, andammo in un posto modesto che solo lontanamente ricordava un ristorante.
Fu proprio lì che mangiai la migliore paella che io ricordi. La servirono in una grande casseruola, specifica per questo tipo di piatto, dove era stata anche cucinata; solo a vederla, forse anche per la fame, aveva un aspetto eccezionale, nei colori e sapori del sole della terra e del mare. Su di un letto di riso giallo fuoriuscivano delle splendide aragostine e poi la carne, le verdure, le varietà di pesce, nel suo profumo speziato, la paella aveva conquistato tutti. Quando assaporammo la pietanza, nessuno profferì parola, nel silenzio, con il solo rumore mandibolare, consumammo un vero rituale che aveva del mistico. Lo riconosco, la buona cucina mi conquista.
Vagammo per la città, per cercare di capirne i suoi ritmi.
Santo Domingo è una città latina, con tutte la caratteristiche di una città caraibica. L’atmosfera, la gente, le contraddizioni. Ad esser sincero non ebbi una prima buona impressione, insieme a grandi palazzi, strade, neon luminosi, pubblicità di ogni genere, esempi di ricchezza, convivono grandi povertà. La gente, cordiale e affabile, a differenza di altri luoghi, è molto più interessata. L’atteggiamento è molto furbesco, più diretto che altrove, fra i paesi caraibi. Si sente “a pelle” la loro occidentalizzazione, nei ritmi, nelle vie, nelle strutture cittadine. In alcuni difetti che ci contraddistinguono. Qui più che altrove avverti la sensazione di essere merce, turista, da sfruttare. E’ meglio abituarsi a questa idea. Comunque, ciò non tolse nulla alle nostra vacanza, passammo delle belle giornate.
Non ricordo né come né perché, non rientra fra le mie mete preferite, anche se, in verità, ne ho girati diversi, ci ritrovammo nel Casinò. All’interno la solita atmosfera, falsa, ovattata, formale, dove si consumano anche brutte avventure. A chi piace può anche divertirsi molto, io assaporo soltanto. Tra i tavoli da gioco e le slot machine, si consumò una delle mie brutte serate in vacanza, la mia personale brutta avventura. Fu così che imparai a conoscere, a mie spese, la cosiddetta maledizione di Montezuma. Solo un’altra volta, in Tunisia, ebbi la stessa triste esperienza. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, la maledizione di Montezuma è una diarrea che ti prende quando ti trovi all’estero, dovuta generalmente all’acqua, non sempre potabile. Non dimenticherò facilmente quella serata al casinò. Avevo degli spasmi da non reggermi in piedi, un colorito che, in mezzo ad una moltitudine di vacanzieri abbronzati e locali mulatti, mi faceva sembrare come una camicia bianca illuminata da una luce stroboscopia. Fu così che conobbi un gentile signore, dall’aria d’antan, che lavorava all’interno del casinò, il quale al primo sguardo capì che cosa io avessi. Con fare trasognato e divertito, mi invitò a prendere qualcosa al bar. Fossi matto, pensai. Col suo fare gentile, ma risoluto, mi rassicurò che mi avrebbe fatto passare tutto il malessere, non si trattava di una semplice bevuta. Insistette a tal punto, che mi lasciai convincere. Tanto non avevo niente da perdere, più male di così non potevo stare. Fra uno spasmo e l’altro, ci avviammo al bar del Casinò. Ero veramente disperato, non si può comprendere quella sensazione fino a quando non la si prova. Apparve quindi il mio “amico”, tutto gentile, con la sua bella pozione. Mi insistette moltissimo a bere tutto d’un fiato quel miscuglio infernale. Disse “se non la bevi d’un fiato non potrà farti effetto”. Fu proprio così! Si trattava di un vero miscuglio infernale, composto da tequila, limone, aceto e sale, in una miscela e dosaggio che, giuro, riuscì a sentire completamente il percorso che fece fino scendere nello stomaco: era peggio di Attila, dove passava infiammava tutto! Una sensazione mai provata (e mai vorrei ripetere!). Passato quel momento di panico, tra le risate, dei baristi, del mio “amico gentile” e di qualche cliente del bar, tirai un respiro di sollievo e, in meno di dieci minuti, ripresi colore e vitalità: il miscuglio aveva fatto effetto. Mi sentì come Asterix dopo aver bevuto la pozione magica! Non mi risulta che i Galli si spostarono fin laggiù, altrimenti avrei pensato ad una strana discendenza. Fu così che mi ripresi benissimo dai miei malori, certo non potevo essere al massimo della mia forma, ma l’amico gentile, quella sera, mi fece rinascere.

Tramonto in Iraq
Con grande piacere pubblico questa fotografia di un tramonto in Iraq.
Vorrei che fosse il simbolo della fine di un periodo di permanenza in zona di guerra dell’autore della foto: Iraqi, militare a Nassiriya. Grazie Iraqi, buon prossimo rientro a casa.
Repubblica Dominicana

Repubblica Dominicana
Questa immagine riesce a esprimere bene il mare e le spiagge che possono trovarsi nella Repubblica Dominicana. Forse le spiagge più belle e famose si trovano a Punta Cana. Anche se, girando tra località meno famose, si trovano delle bellezze da incanto. Punta Cana: un paradiso per vacanzieri “all inclusive”, dove si possono realizzare i propri sogni. Chi ama questo tipo di vacanza avrà di che goderne. E’ un posto nato per soddisfare le esigenze dei vacanzieri da tutto il mondo. Le spiagge e il mare; gli alberghi, belli e lussureggianti; il casinò; il golf e tutti gli sport e sfizi per tutte le tasche e per tutte le età. E’ una bella industria delle vacanze. Chi invece preferisce un contatto più immediato e vero, probabilmente non resterà molto soddisfatto. In questo posto è molto difficile capire la vera vita dominicana, conoscere i loro usi, costumi, il loro mondo.
Io personalmente preferisco un modo di viaggiare più vero, che riesca a darmi un vero contatto con la gente e la terra che mi ospita. Tanti altri preferiscono la vacanza “all inclusive”. Non me ne vogliano, questo post è dedicato a loro.
P.S. Cerco di ridare dignità al mio blog. Riprendo i miei racconti, partendo da qui. Proseguirò a raccontare qualcosa sulla Repubblica Dominicana, vista da me, nei prossimi giorni.
Indipendenti
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Orishas

Orishas
Dal sito di Clandestina, traduco e pubblico questo post dedicato agli Orishas.
Grazie a Clandestina, blog amico (e gemellato), per il suo bel post e per avermi dato la possibilità si pubblicarlo qui.
Gli Orishas, Dei del Panteòn Yoruba, divinità della Santeria, rappresentano l’unione fra il passato ed il presente, un ponte fra l’Africa ed il Caribe, e il gruppo degli Orishas è l’alchimia perfetta fra la tradizione cubana e il rap. Hanno rivoluzionato la musica latina sin da quando era poco aperta la rap.
Il successo del gruppo è dovuto all’essenza dei sentimenti, la sensualità dei suoni, i riferimenti nostalgici a Cuba e alla cultura senza frontiere del gruppo.
Il primo disco “ A lo Cubano” è l’unione di tutto quello che fa la musica cubana: guarancò, son, rumba e ha il potere di farti viaggiare fino a L’Havana.
Il secondo e ultimo disco “Emigrantes”, tratta più della condizione degli emigranti in Europa, e la musica meno rap, più melodica. Se il ritmo è più calmo, le parole hanno più forza.
Però non so’ qual è il migliore, mi piacciono molto entrambi….
Los orishas, dioses del Panteón Yoruba, divinidades de la santería, representan la mezcla entre el pasado y el presente, un puente entre Africa y el Caribe, y el grupo Orishas es la boda perfecta entre las tradiciones cubana y el rap. Han revolucionado la música latina hasta ahora poca abierta al rap. El éxito del grupo es debido a la esencia de los sentidos, la sensualidad de los sonidos, las referencias nostálgicas a Cuba, y a la cultura sin frontera del grupo. El primer disco, « A lo cubano » es una mezcla rap de todo lo que hace la música cubana : guaguancó, son, rumba, y tiene el poder hacerte viajar hacia La Habana. El segundo, y último disco, « Emigrnates », trata más de la condición de los emigrantes en Europa, y la música es menos rapero, más melódica. Si el ritmo es mas calma, las letras tienen mas fuerza. Pero no sé cual es el mejor, me encantan los 2…
Orishas en la red : Emi digital media
Trapasso Clarenciano
Il trapasso Clarenciano fra i suoi bloggers sta seminando panico e scompiglio. A qualcuno fiunziona ben poco ad altri qualcosa, certamente a tutti non funziona più tutto come prima. Se si cercava di semplificare la vita, in questa fase certamente non si è raggiunto l'obiettivo! Come gestire questa delicata fase? Che fare? Qualche informazione in più insieme ad istruzioni circa i tempi e le modalità di cambiamento avremmo anche potuto averla, o no?










Il Mulin Rouge.
Riprendo alcune foto di Parigi, che ben rappresentano l'immagiario della città, per omaggiare un blog francese amico che in questi giorni, più volte, ha fatto un giretto da queste parti dalla Francia: Clandestina
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