Te gusta la noche de Cuba?
Nella foto il Cabaret Parisienne.
La famosa pubblicità del Ron Cubano Havana Club, coglie nel segno nel sintetizzare il ritmo della noche de Cuba. In modo particolare quella della città de L’Havana. Si, è proprio il ritmo della musica che ti accompagna nella notte cubana, ancor più che di giorno: musica latina in particolare, ma anche molta internazionale. Ma questo ritmo non è solo musica, è anche coinvolgimento, calore, passione, divertimento.
Quando passeggi per le calle di Vedado, de l’Havana vieja, di ogni dove, senti il ritmo, che parte da dentro, dalle persone e si infonde nell’aria, in modo tale che chiunque lo possa respirare e farlo proprio lasciandosi andare. Non sono bravo a descrivere certe sensazioni, ma in qualche modo è questa l’idea che mi ha dato. Vedere la gente suonare, ballare, in qualsiasi locale; sentire una moltitudine di canzoni e di ritmi nella strada ; mentre cammini abbandoni una canzone che quasi immediatamente si confonde con il nuovo ritmo che suona. Il brulicare delle persone in giro; chi ti ferma per venderti qualsiasi cosa o cercare di accompagnarti; il via vai di turisti; è un po’ la solita atmosfera di molte città (turistiche e non) , nelle sere del divertimento. Ma qui è diverso, proprio per quel ritmo che si “avverte”, che respiri. Poi ti avvii in qualche locale, magari un bar per iniziare la serata, dove è immancabile un mojito o un cuba libre o una cerveza o… e cominci così senza quasi accorgertene a farti coinvolgere: la musica non manca, che sia un gruppo che suona dal vivo (alcuni bravissimi!) o un qualsiasi impianto: ci sarà sempre qualcuno che balla e si diverte, un gruppetto di turisti spensierati o, ancor di più, qualche cubano, i camerieri etc. La spensieratezza, il cogliere l’attimo, sono caratteristiche tipicamente latine, ma loro ce le hanno tutte cubane, un modo di vivere che non ha paragoni. Il senso del tempo non è una loro prerogativa; un appuntamento non ha orario; uscire, andare, rientrare, sono concetti molto ampi e senza regole, di notte e di giorno. Da questo punto di vista si avverte un grande senso di libertà, ai più inimmaginabile (per i nostri ritmi di vita). E’ così, lo stress questo sconosciuto! Il tempo, anche considerato come età anagrafica, ha qui un’interpretazione inusuale, per il nostro comune sentire. Anche in questo caso il ritmo coinvolge tutti, grandi e piccini, a qualsiasi età: non è per niente raro imbattersi in qualche vecchietto/a o bambini, anche piccolissimi, che si dimenano a suon di musica, con una facilità ed eleganza di movimento tutta da seguire. Credo proprio che sia nel loro dna. Ma, ritornando alla notte a L’Havana, quando si fa l’ora (che non è troppo tardi come da noi), i locali si riempiono, il ritmo è al punto giusto, ha già coinvolto il popolo della notte; le birre, i cuba libre e i mojitos hanno aggiunto quel pizzico di effervescenza in più e, allora, diventa uno spettacolo dove i protagonisti sono tutti. Spettatori compresi. Ti rendi conto che quel ritmo è dentro di loro e, in quel momento, si sta esprimendo … nel ballo! Tutti, nessuno escluso, fanno muovere la “cintura”, con una naturaleza particolare da sembrare innaturale (per noi!) ; tengono il passo, improvvisano, si lasciano andare, con l’entusiasmo delle cose che si fanno per vera passione. I balli latini, la salsa cubana (con il tambleque!), i ritmi internazionali, si balla qualsiasi cosa. E la nottata prende il volo … chiunque si lascia trasportare e, così, riesce a trascorrere dei momenti di puro divertimento e spensieratezza.
La musica ed il ballo, secondo la loro tipica interpretazione, dove c’è passione e sensualità, divertimento e libertà, senza riserve …quasi una “religione” ? O… come il sesso? Da vivere con “naturaleza” senza freni, senza inibizioni, con passione.
Nelle notti del divertimento ancora di più.
Per chi fosse interessato, provo a fare una mia personale selezione di locali de L’Havana:
- Diablo Tun Tun – Uno dei posti attualmente più “in voga” della città. Ambiente semplice ma piacevole, musica latina e internazionale (con gruppi che suonano dal vivo), frequentazione molto varia. Consigliato.
- La Casa de la Musica (Miramar) – Nello stesso stabile del Diablo Tun Tun, al piano inferiore. Un locale più latino, con concerti di gruppi cubani e , a seguire, disco. Uno dei locali che chiude più tardi. Da farci un salto, magari quando c’è un buon gruppo, o per chiudere la notte.
- La Casa de la Musica (Galliano) – In zona centrale, tipico locale latino, per ambiente e per frequentazione. Concerti interessanti e ambiente divertente. Dal gusto un po’ retrò. Forse il solo posto che apre anche la domenica pomeriggio (c.d. matinè), e , per l’occasione, è frequentato quasi esclusivamente da cubani. Da visitare (nel pomeriggio per curiosità, per la notte è anche un buon posto).
- Turquino . Posto all’interno dell’Hotel Havana Libre (ai piani alti, ma non ricordo a quale), in zona centrale, per ambiente e per frequentazione resta uno dei punti di riferimento; con bellissima vista panoramica sulla città; concerti dei gruppi più interessanti; frequentato molto da turisti, (magari accompagnati), ma con poco “appeal” in termini di sregolatezza e divertimento. Così così! Prezzi alti. Interessante per i concerti. Da frequentare in compagnia, per una serata più usuale.
- La Macumba. Sino a qualche tempo fa era il punto di riferimento della vita notturna. Ambiente e musica internazionale. Turisti e cubani insieme appassionatamente, per trascorrere una buona nottata all’insegna della disco. Consigliato (ma attenzione mi sembra che sia in ristrutturazione -?-)
- Havana Cafè . All’interno dell’Hotel Melià Cohiba, nella parte sottostante, Un bel posto, arredato con gusto anni cinquanta e particolarità retrò (dall’aereo alle vetture che arredano l’ambiente). Per una serata con musica dal vivo, per mangiare qualcosa e per ballare. Ben frequentato. Aperto anche di giorno come bar o per mangiare.
- Delirio Habanero . Il locale che riesce a coniugare meglio lo spirito dell’Isla, l’ambiente internazionale, la musica dal vivo, l’ambiente curato e particolare (è il vecchio Caffè Cantante rinnovato). Nella zona centrale della città, in cima ad un altissimo palazzo, dalle cui vetrate si domina uno scenografico panorama. Ambiente e frequentazione più sofisticata, per carattere, dove si possono trovare artisti locali che si confondono agli avventori. Si può consumare anche qualche cosa da mangiare. Nella giusta serata diventa insuperabile. Consigliato.
- Tropicana – Il più famoso locale di tutta l’Isola e icona della musica e della danza cubana nel mondo. E’ molto grande e propone spettacoli suggestivi, con grandi scenografie, costumi e un considerevole corpo di ballo. Uno spettacolo da vedere anche per chi non ama il genere. Prezzo caro (da circa $ 75 a persona).
- Cabaret Parisienne – Una variante al Tropicana, ma altrettanto ben curato e suggestivo. All’interno del più famoso Hotel de L’Havana – Il Nacional de Cuba (monumento nazionale) – si ritrova un bel locale che ricorda gli anni ruggenti della città, quando dalla Florida e oltre, il punto di riferimento della “vida” era L’Havana . Ballerine, cabaret, spettacoli vari si susseguono in un ambiente curato. Prezzo circa $ 35 a persona.
- Las Vegas. Un piccolo locale in zona centrale, dal sapore malfamato, aperto fino a molto tardi. Per chi proprio non vuol finire la notte e ama gli ambienti strani. Giù!
- 1830. Situato prima del sottopassaggio alla fine del Malècon, in una bella struttura immobiliare. Niente di speciale come frequentazione e divertimento. Per turisti “over”.
- Jhonny . Ha avuto il suo momento di gloria. Ma ora, niente di speciale per ambiente e frequentazione. Per quando non c’è nessuna alternativa.
Da tenere sott’occhio:
- la riapertura di uno dei locali cult della città, chiuso per ristrutturazione, Il Palazzo della Salsa.
Da tener conto che, ovviamente, i giorni migliori sono venerdi, sabato e domenica. I peggiori lunedì e martedì. Quindi, organizzatevi le gite in questi giorni e abbandonatevi alla notte in quelli più indicati.
Prima di lasciarsi trasportare dalla notte cubana, magari nel pomeriggio, durante un bel giro nella zona vecchia della città, assaporate un buon “guarapo” (succo di canna), con molto ghiaccio triturato: è una bevanda molto energetica e gradevole!
E poi … c’è tanto, tanto da scoprire……….
Ma ora con Cuba basta per un po’, riprenderò con altri luoghi (intanto la seguo da Cubanite ...).
22 novembre 1963 quarant'anni dopo
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Sono passati quarant'anni da quel triste giorno in cui si consumò l'omicidio di Jhon Fitzgerald Kennedy. Simbolocamente vorrei rendere omaggio ad un grande personaggio del secolo scorso e, insieme a lui, a tutti coloro che sono stati vittima dell'intolleranza e della violenza. A tutti coloro che hanno sempre creduto nei pricipi di libertà e per essi si sono battuti. Sono stato molto indeciso se pubblicare o meno la foto allegata ma, alla fine, l'ho fatto per sottolineare i valori di democrazia e libertà in cui JFK ha creduto. Forse lo faccio in maniera insolita ma la considero alquanto americana. Si perchè il luogo è meta di "pellegrinaggio" da parte di moltissime persone (americani e non) che ancora vi si recano per rendergli omaggio, a lui, a ciò che ha rappresentato e continua a rappresentare. Mi ha colpito molto quella fiammella, che arde sempre, posta a simboleggiare valori eterni.
Cuba - L'Havana - Spettacolo
L'Havana - Spettacolo tipico e stereotipo. Lo spettacolo è qualcosa che si ripete nel tempo, magari con delle varianti. Un pò come alcuni spettacoli di Broadway. Un classico. Per gli amanti del genere. E poi mi piace il movimento che crea la fotografia.
CUBA – Pinar del Rio e la Valle di Vinales
Solitamente non mi piace dare consigli, ancor di più sui viaggi, perché penso che l’essenza del viaggio deve essere la “scoperta” di luoghi, ambienti, popoli, amici, lasciandosi andare in una sorta di avventura senza prefigurarsi o programmare troppo l’intera vacanza. Preferisco molto di più provare a raccontarne le emozioni.
Questa volta però, contravvenendo a questa regola, mi sento di suggerire, a tutti coloro che si recheranno a Cuba, la visita ad un posto, a mio giudizio, molto suggestivo. (continua nella parte estesa)
Parlo di Pinar del Rio e della Valle di Vinales. Un posto certamente insolito per chi ha scelto come meta un paese Caraibico che, nel nostro immaginario, ci riconduce ad immagini di bianche spiagge, mare limpido e sole caliente. Questo è tutto vero, ma Cuba è anche qualcos’altro. A circa due ore di macchina a nord della capitale L’Havana, percorrendo “l’autopista” si arriva facilmente fino a Pinar del Rio. Un paese ridente, con un’atmosfera di altri tempi, dove la gente riesce a vivere serenamente. Lo si legge nei loro volti, nel loro modo di comportarsi. Qui la gente è ancora più vera, non siamo nelle affollate mete turistiche o nella Capitale. Mi ricordo quella volta, arrivando in paese, ci rendemmo conto di aver forato una gomma, cosa abbastanza usuale nelle strade cubane, così, parcheggiata la macchina, pensavamo di sostituirla. Dico pensavamo perché, quasi immediatamente dopo aver parcheggiato, mentre cercavamo di darci da fare, si è formato intorno a noi un gruppetto di persone che, autonomamente si è dato da fare per trarci d’impaccio. E’ nata così una mattinata che io definisco “strana”. Si è creata subito una simpatia con queste persone, che la sentivi a pelle. In un batter d’occhi hanno smontato la gomma, raggiunto il gommista, riparata la gomma e rimontata. Potrebbe sembrare un comportamento interessato, per procurarsi un facile guadagno. Non è stato così. Rewind . Mentre tutti si davano da fare con la gomma, accendiamo la radio della macchina, non si riesce a sentire bene nessuna stazione. Un simpatico ragazzo, vicino a noi, vista la scena, ci porta due delle sue musicassette che aveva in macchina. Erano, ovviamente, un misto di musica cubana / latino americana attuale. E’ così che scatta la scintilla. E’ un attimo da quando inizia a suonare la musica ed il formarsi di un gruppetto aggiuntivo attirato dalle canzoni. E’ un attimo far crescere l’entusiasmo per far cominciare la gente a ballare, lì in mezzo alla strada, in una mattina d’estate, tra un incrocio, un marciapiedi, un bar e la bottega di un gommista (sic!). Si crea così un’atmosfera di allegria che contagia un po’ tutti, giovani e meno giovani. Un autobus di turisti di passaggio, si sofferma alla nostra vista e i suoi passeggeri, increduli, non potendo far altro, pensano bene di immortalare la scena con le loro belle macchine fotografiche (quanto mi piacerebbe averne una di quelle foto!). E’ nato così un piccolo happening che dura quanto basta, per imprimersi nella nostra memoria. Quando terminano il lavoro alla gomma, nessuno ha voluto i nostri soldi, neanche il gommista. Hanno jugato con noi, hanno trascorso un momento di divertimento. E noi con loro. Offriamo loro da bere, chiediamo qualche informazione sulla zona e ci indirizzano loro. Ripartiamo, le musicassette ce le hanno regalate e saranno la nostra base musicale per l’intero periodo. Seguiamo le indicazioni e, in breve (circa 25 Km), arriviamo nella zona di Vinales. Ci troviamo a ridosso della Sierra de Los Organos. Lontano dal mare, in un ambiente montano, molto particolare, dove risplendono le più famose piantagioni di tabacco del mondo. Raggiungiamo la nostra meta e lì incontriamo Carlos. Un giovane campesino che si sta inventando qualcosa di nuovo. E’ cordiale, affabile e simpatico, in breve riusciamo a simpatizzare. Ci porta vicino a delle case (o meglio sarebbe dire delle pseudo case), dove, a ridosso da esse, troviamo i cavalli, i nostri compagni delle prossime ore, insieme a Carlos. Dopo un breve preparativo, il gruppetto è pronto e ci avviamo (tranquilli, di cavalli ce n’è anche per chi non ha mai cavalcato!). Ci inoltriamo così in un viaggio nel tempo. Proprio così, è questa la sensazione che ho provato. Nulla lascia pensare ai nostri tempi, nessun elemento può neanche sembrarne la spia: solo noi. E’ un angolo di terra al riparo da sguardi, rumori, dove è la natura che domina su tutto, “una verde oasi di tranquillità dove il tempo sembra essersi fermato”. Un paesaggio dolcissimo con pianure coltivate, alternate a zone boscose. Cavalchiamo sui sentieri di terra rossa, che crea un contrasto affascinante con il verde intenso della vegetazione. Qua e là sui nostri cieli volteggiano degli uccelli rapaci (presumo avvoltoi), che si inseguono ed emettono dei suoni che intensamente rompono il silenzio che ci circonda. Lungo il tragitto delle Sierra de Los Organos spuntano delle costruzioni assolutamente originali, costruite in legno e fango con tetti di foglie di palma, detti “bohios” (non pensate ad altro!), case tipiche di contadini (al servizio delle coltivazioni), mentre tutt’intorno troneggiano i “mogotes”, isolate alture di pietra calcarea dalla particolare forma di pan di zucchero, riccamente ricoperti da una intensa vegetazione verde. Alcuni contadini lavorano la terra, ma non è come potremmo immaginare, ancora sono i buoi che tirano l’aratro ed è il contadino che li guida, che con loro riesce ad avere una forte intesa, che li fa andare, naturalmente, dove lui vuole. Ci troviamo in “montagna” e mi sembra molto strano vedere la ricchezza e la quantità delle palme che ci circonda, che crea uno strano e suggestivo scenario che, ai nostri occhi, sembra a dir poco anomalo. Mi sento rapito da questa suggestione, percepisco lì stesso la sensazione che sto vivendo un momento “topico”. E’ strano, di solito queste sensazioni le vivi con i ricordi, ma proprio lì, in quei momenti, ho detto che solo per quell’esperienza valeva la pena affrontare il viaggio. Ma ancora non era finito. Tra di noi c’è molta allegria e questo contribuisce molto alle gradevoli impressioni che viviamo, la compagnia e l’atmosfera è di quelle che vorresti che ti accompagnasse in tanti momenti. Ora al passo, ora un po’ al galoppo, arriviamo ad una radura, ricca di palme. Ci fermiamo e, con fare risoluto, un anziano campesino sale su una palma, raccoglie delle bellissime noci di cocco e con quattro colpi di machete ci offre il frutto naturale da bere, da assaporare da una piccola cannuccia fatta lì per lì da delle vere piccole canne naturali. Penso: ma dove siamo? Ma è tutto vero? Lasciamo lì i cavalli e ci addentriamo a piedi lungo un viottolo, ai piedi di uno dei grandi “mogotes”. Fatto un breve tragitto, si apre dinanzi a noi la Cueva del Indio, una caverna naturale, ove troneggiano stalattiti e stalagmiti, in un ambiente umido e scivoloso (andateci con scarpe adeguate per non scivolare…, come ho fatto io!), ma di incredibile suggestione. Specialmente quando si raggiunge la zona dove nasce un fiume sotterraneo, dalle acque filtrate dalla terra dei “mogotes” che la rende praticamente distillata, percorribile con zattere. La bellezza di quel bagno in quelle acque, nudi, alla luce di alcune torce d’emergenza, è una di quelle cose che difficilmente si dimenticano, anzi si imprimono nella memoria e difficilmente ne usciranno più. Sono passate alcune ore da quando abbiamo preso i cavalli, decidiamo di tornare in dietro, si è fatto tardi e dobbiamo ripartire. Facciamo il percorso al contrario. Un po’ la stanchezza, un po’ la consapevolezza che sia finita, l’allegria di prima lascia lo spazio ad una nota di malinconia. Salutiamo Carlos, con grande calore e simpatia, consapevoli che il ricordo resterà. Riprendiamo il viaggio a bordo della nostra Mitsubishi con la musica che ci accompagna e ci imprime, in maniera indelebile, le sensazioni di una giornata indimenticabile.
Nota:
Il tragitto descritto dura circa 4/5 ore a cavallo. Lungo questo percorso si può anche ammirare un particolare murale con scene preistoriche (non è di epoca preistorica). Proseguendo si può arrivare sino a delle cascate naturali per ritornare poi da una direzione diversa. Noi non lo abbiamo fatto per mancanza di tempo. A detta di Carlos si potrebbe anche organizzare un’escursione completa con bivacco notturno compreso. Chissà?...
Un segno di riconoscenza a chi ci ha guidato:
- CARLOS MILLO CABRERA, Palmar Vinales Pinar del Rio – Cuba.
CUBA – Ieri e oggi
Apro oggi una serie di appunti su Cuba, per ora mi soffermo su alcuni aspetti della realtà socio-politica, lo faccio però solo con i miei occhi da viaggiatore, magari un po’ curioso, con qualche opinione personale, ma solo viaggiatore, e poi qualche itinerario, suggerimento e altro. Altrettanto cercherò di fare con altri luoghi.
Cuba è una delle mete dei miei viaggi che più di ogni altra ha lasciato il segno dentro di me. Ci sono stato già molte volte, in diversi periodi dell’anno, a cominciare dal 1994 fino all’ultima, in ordine di tempo, che risale a luglio 2003 e, sono certo, non sarà l’ultima. (continua nella parte estesa ...)
Quando viaggi, ci sono dei posti con i quali riesci a stabilire un contatto speciale, per me Cuba è sicuramente uno di questi. Un paese ricco di contraddizioni, con una situazione economica a dir poco difficile, per non parlare di quella politica, delle libertà fondamentali e dei diritti civili dei suoi abitanti. Dalla prima fase di apertura al turismo, risalente ad un periodo particolarmente buio, successivo alla caduta del muro di Berlino e all’affrancazione dalla ex Unione Sovietica, ho potuto constatare i cambiamenti che si sono susseguiti in questo Paese. Passando da un primo momento, in cui vacillavano le fondamenta dei suoi principi politici e la crisi economica non ha risparmiato nessuno, ad una fase in cui il rilancio dell’economia, basata principalmente sul turismo, coincide con la creazione di nuove classi sociali, anche nell’ultimo baluardo “comunista” del mondo. La prima volta che ci andai mi colpì molto la miseria con la quale la gente doveva convivere quotidianamente. Chi oggi definisce difficili le condizioni di vita di questa gente non sa come ha vissuto prima. Mi vengono in mente alcuni esempi: l’energia elettrica razionata solo per quattro ore al giorno in tutto il Paese; le strade completamente libere dalle automobili, a causa del razionamento della benzina e dell’impossibilità per la popolazione di avere auto private; la mancanza di ogni bene di prima necessità (anche negli alberghi il cibo non era neanche lontanamente paragonabile agli standards occidentali sia per quantità che qualità); i mercati che non davano neanche l’idea di ciò che volevano essere; la gente faceva il bucato in quei grandi bidoni dell’olio di macchina, pieni di acqua, riscaldata dal fuoco e rimestati con un palo di legno; le case fatiscenti; la povertà nelle strade era di assoluta evidenza nelle sue genti, negli occhi e sulla pelle dei bambini, dei vecchi.
In questi anni la situazione è abbastanza cambiata. Da allora a oggi si è consumato quello che mi piace definire il miracolo di Fidel, che è riuscito a restare sul “trono” quando nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla sua permanenza al potere. Dopo la “revolucion” del ’57 è riuscito anche in questa memorabile impresa. In questi anni, pur con la permanenza del “bloqueo” (embargo), ha cambiato notevolmente il volto dell’Isla, non per convinzione ma per necessità, aprendo il suo territorio al turismo, oggi principale risorsa economica del Paese: ha attratto investimenti stranieri (per lo più spagnoli e canadesi) per la realizzazione di strutture turistico ricettive e per ristrutturazioni edilizie (attraverso società miste con lo Stato Cubano, ovvero in concessione, non in proprietà privata degli investitori); ha dato la possibilità ai cubani di gestire privatamente piccole strutture ricettive (paladares, casas particulares), e piccole aziende agricole; ha così portato nuova valuta pregiata, posti di lavoro, “nuove” fabbriche.
Bisogna riconoscergli, nel bene e nel male, di essere comunque un grande protagonista della storia contemporanea mondiale. Ma i suoi interventi non sono bastati a concedere al suo popolo la libertà dal bisogno. Con l’aggravante di attuare un sistema repressivo, di negare la più semplice libertà di espressione, di calpestare i diritti civili dei cittadini. Inoltre, con la chiusura al confronto, alle nuove tecnologie di comunicazione che, evidentemente, possono portare ad una eccessiva apertura al mondo per i cubani (Internet è sostanzialmente vietata, salvo a quei pochi che usano la rete per necessità).
Il suo sistema economico, la sua visione politica è, a mio parere, comunque antistorica: in un momento in cui l’economia, le comunicazioni, gli scambi richiedono velocità, efficienza e adeguatezza ai tempi, lui continua a viaggiare al ritmo della preistoria. Solo se avrà il coraggio, oggi, di attuare delle riforme politiche ed economiche sostanziali, il popolo cubano potrà liberarsi dai bisogni fondamentali. Gli interventi attuati finora sono stati solo sufficienti ad uscire da una fase di grave difficoltà, a tamponare un’emorragia (anche se per un così lungo periodo). Non voglio entrare nel merito delle riforme che dovrebbe attuare, mi limito solo a constatarne la necessità, perché dove non è riuscita la politica, l’embargo, l’economia, internazionale sta riuscendo la sua politica di oggi: piegare la dignità della popolazione cubana (al cospetto del dollaro americano). Cerco di spiegarmi meglio senza essere troppo prolisso (ormai mi sono impelagato in questo discorso!). In questa lunga fase che ho sommariamente descritto, a Cuba la moneta ufficiale continuava ad essere il peso cubano, almeno per i cubani, affiancata dal dollaro Usa come “moneta turistica”, con la conseguenza che sono esistiti “due pesi e due misure” a seconda che fosse un cubano ovvero un turista a spendere. Oggi, di fatto, il peso cubano è sparito ed il dollaro è la moneta corrente per tutti, ma non per questo è cresciuto il reddito dei lavoratori cubani. La conseguenza, immediatamente percepibile, è che i cubani ormai, con il loro reddito (chi guadagna meglio arriva al massimo a 40 dollari al mese ad es i poliziotti, per altri 10 dollari), non possono far fronte ai loro bisogni primari (anche con la “tarjeta”, assolutamente insufficiente), e sono costretti ad “inbientarse” (inventarsi), sempre qualcosa per “sbarcare il lunario”. Chi lavora nel turismo riesce, con le mance, a guadagnare bene; chi lavora in fabbrica (ad es. fabbrica di sigari, di medicine PPG5), si “trattiene” un certo quantitativo che poi viene distribuito al mercato nero dei turisti; chi si è fatto il “paladar” o la “casa particular” sta bene; il tassista applica la tariffa ma spesso non attiva il tassametro; molte ragazze si prostituiscono con i turisti (con il placet della famiglia); e poi la droga, il mercato nero, …etc. etc.. Ma per chi vive in campagna? Il campesino vive una condizione di sottosviluppo; ma chi ha avuto la possibilità di gestirsi la piccola azienda agricola e porta il raccolto al mercato, è quello che sta maglio di tutti.
E’questo il senso che intendo quando dico che si sta piegando la dignità del popolo cubano al cospetto del dollaro americano. Dove non è riuscita la politica è riuscito il dollaro. A Cuba, oggi esiste una differenza di classi, per certi versi ancora più accentuata che da noi, dove la differenza tra i “benestanti” e gli altri è ancora più accentuata, perché riferita principalmente ai bisogni primari della gente e parzialmente sui beni voluttuari. In particolare la si tocca con mano tra chi vive in zone turistiche e chi no, tra zone turistiche e campagna, con la conseguente migrazione di tanta gente meno fortunata verso le zone più turistiche (sempre per “inventarsi” quel qualcosa che gli consente di andare avanti, ad es. la maggior parte delle “ragazze” arriva dalle campagne).
Ma, in questo contesto, com’è cambiato l’approccio verso il turista da parte della gente? Trattandosi della principale fonte di ricchezza dell’Isola è, ovviamente, tenuto in grande considerazione (sia dalle istituzioni che dalle persone). Però oggi, a differenza che in passato, dove la curiosità, la diversità, la voglia di comunicare, la scoperta, erano elementi che portavano ad avere un rapporto più sincero e spontaneo, più ricco di contenuti personali, si tende a instaurare un rapporto basato sull’ interesse. Sia ben chiaro, con ciò non voglio assolutamente né generalizzare, né sminuire quello che ritengo sia una delle cose più belle di questo posto: la sua gente; cerco solo di evidenziare come è cambiato anche il rapporto umano in conseguenza della necessità della gente. Forse prima le loro necessità riuscivano a soddisfarle con un impegno minore, ottenere quel tanto era già qualcosa che consentiva loro di avere un minimo di tranquillità, e così potevano creare e soddisfare un rapporto umano più vero; ora non è più così, ora le esigenze sono tali da non fermarsi mai, lavorare ed inventarsi giorno per giorno, perché niente è più sufficiente. Anche le cose voluttuarie. Riflettendo, in fondo siamo noi che abbiamo importato sull’Isla i nostri modelli, quindi…
Oggi il turista è visto dalla gente come una “oportunidad”, un qualcosa che possa far cambiare in meglio la propria vita. Sia all’interno del loro mondo, sia per cambiarla completamente. E’così che sta nascendo un nuovo fenomeno, che paragonerei ai vecchi tempi dei “boat people” (oggi praticamente scomparso anche a causa di una forte repressione del governo), quando si scappava da Cuba con qualsiasi mezzo per raggiungere Miami (fenomeno da leggere facendo le debite proporzioni). Ho la sensazione che ora il “boat” sia il turista, colui che può far cambiare la vita radicalmente ad una persona; colui che può “invitarla” e fargli vedere altri mondi; colui che può mantenerla nella sua città; il “novio” o la “novia” che può sposarla e portarla fuori dall’Isla Grande (anche in questo caso non intendo fare generalizzazioni, ci sono le dovute eccezioni, leggete tutto cum grano salis). Mi sembra che la gente cubana stia, per necessità, perdendo la sua “naturaleza”, la sua più grande qualità.
Per contro, il turista medio che si reca a Cuba (come in moltissimi altri posti), andrebbe assolutamente rieducato! E mi fermo qui… (per parlarne in un prossimo post appositamente dedicato).
Concludendo questo mio punto di vista, anche abbastanza prolisso, credo che ancora il percorso di Cuba non sia terminato ma sia ancora in una fase intermedia, di cambiamento ancora solo annunciato, costretto entro limiti “politici” interni ed esterni (l’uno condizionato dall’altro). Dove da una parte (all’interno) si cerca di mantenere il sistema basato su dei contenuti irrinunciabili (ma nei fatti già qualcosa è cambiato e continua a cambiare) e dall’altro (dall’esterno) a forzarne il relativo distacco. Fra queste posizioni chi più di ogni altro ne fa le spese è il popolo cubano, ancora meraviglioso nel suo carattere, nella sua semplicità e serenità, che si trova sotto tanti profili costretto e represso, ma che comunque ha ancora tanto da insegnare sia in termini di dignità che di voglia di vivere. Continuerò ad osservare questi cambiamenti dall’interno, facendoci un salto ogni tanto. Hasta Siempre Cuba.
Australia - Sidney
Australia - Veduta della Baia di Sidney. Un posto da conoscere meglio. Penso di andarci con un pò di tempo a disposizione per conoscere bene una terra vastissima e bella in particolar modo sotto il profilo naturalistico. Dopo un breve periodo di sosta (quasi terminato, per quasto post ospitato), riprendo i miei appunti.
Il Mare
Ebbene si! lo devo confessare, senza il mare non ci riesco a stare, mi manca fisicamente, lo devo respirare, vivere sempre, in qualsiasi periodo dell'anno. E' da settembre che non ci vado e già mi sembra un tempo lontanissimo. Adesso ci vado, riassaporo l'atmosfera delle giornate d'autunno in riva al mare, con le splendide giornate tiepide del nostro sud. Mi piacerebbe passare una mattina a pesca e poi in un tipico ristorantino vicino al mare a degustare qualche buon piatto di pesce appena pescato. Se il tempo continua così, penso che ce la farò. Altrimenti... va bene lo stesso, almeno il sole non lo vedo sorgere quasi a mezzogiorno!
Repubblica Dominicana
Repubblica Dominicana - Punta Cana - Aeroporto. Tra gli aeroporti internazionali nel mondo, credo che quello di Punta Cana sia uno dei più "particolari" esistenti. Scendendo dall'aereo ti trovi in una "mega capanna", integralmente costruita in legno, ben fatto e secondo caratteristiche tipiche del luogo, che tutto potrebbe sembrare meno che un aeroporto. Devo dire che però rimane impresso! La foto l'ho tratta da una ricerca in rete (www.bocachicabeach.net), perchè le mie non davano affatto l'idea.





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